CuriositàIl nuovo trattamento per l'Alzheimer ripristina completamente la funzione di memoria

05/03/2019 - 16h

I ricercatori australiani hanno creato una tecnologia ad ultrasuoni non invasiva che pulisce il cervello dalle placche amiloidi neurotossici responsabili della perdita di memoria e della declinazione della funzione cognitiva nei pazienti con malattia di Alzheimer.

Se una persona ha il morbo di Alzheimer, questo è di solito il risultato di un accumulo di due tipi di lesioni: placche amiloidi e grovigli neurofibrillari. Le placche amiloidi si trovano tra i neuroni e creano densi ammassi di molecole di betaamiloide.

I grovigli neurofibrillari si trovano all'interno dei neuroni del cervello e sono causati da proteine difettose che si raggruppano in una massa densa e insolubile. Questo fa sì che piccoli filamenti chiamati microtubuli si attorciglino, disturbando il trasporto di materiali essenziali come sostanze nutritive e organelli.

Dato che non abbiamo alcun tipo di vaccino o misura preventiva per il morbo di Alzheimer, una malattia che colpisce 50 milioni di persone in tutto il mondo, c'è stata una corsa per scoprire come trattarlo al meglio, iniziando con come pulire il difettoso beta-amiloide e proteine dal cervello dei pazienti.

Ora una squadra del Queensland Brain Institute presso l'Università del Queensland ha sviluppato una soluzione molto promettente. Scrivendo in Science Translational Medicine, il team descrive la tecnica come l'uso di un particolare tipo di ultrasuono chiamato ultrasuoni per il fuoco terapeutico, che invia fasci di onde sonore al tessuto cerebrale in modo non invasivo.

Poiché oscillano superveloci, queste onde sonore sono in grado di aprire delicatamente la barriera ematoencefalica, che è uno strato che protegge il cervello dai batteri e stimola le cellule microgliali del cervello a muoversi. Le cellule microgliali sono fondamentalmente dei residui di scarti cellulari, essendo in grado di eliminare gli agglomerati di amiloide tossici.

I ricercatori hanno riportato un completo recupero di ricordi nel 75 percento dei topi che fungevano da cavie per il test, con zero danni al tessuto cerebrale circostante.

Hanno scoperto che i topi trattati eseguivano meglio tre compiti di memoria: un labirinto, un test per convincerli a riconoscere nuovi oggetti e uno per ricordare loro i posti da evitare.

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