Con l'incremento delle temperature e l'approccio dell'estate, si rinnova l'interrogativo sulla riutilizzabilità delle creme solari avanzate dallo scorso anno. La comprensione delle indicazioni sui prodotti e delle loro date di scadenza può risultare ostica, data la presenza di simboli e termini spesso ambigui sulle confezioni.
Per dissipare ogni dubbio, Fanpage ha dialogato con Santo Raffaele Mercuri, esperto in Dermatologia e Cosmetologia presso l'Irccs Ospedale San Raffaele e docente all'Università Vita-Salute San Raffaele. Durante l'intervista, ha esposto come interpretare adeguatamente le etichette delle creme solari, evidenziando i rischi dell'utilizzo di prodotti scaduti nella protezione dai raggi UV.

Creme solari, i consigli dell’esperto
Mercuri ha chiarito la distinzione tra la data di durata minima, simboleggiata dalla clessidra o dalla frase "da utilizzare preferibilmente entro...", e il PAO (Periodo Dopo Apertura), che inizia a decorrere dal momento dell'apertura del flacone, indicato con simboli come "6M", "12M", o "18M". Ha suggerito di annotare su ogni flacone il mese e l'anno di apertura per non dimenticare il periodo di utilizzo consigliato.

L'esperto ha sottolineato che un prodotto oltre la data di durata minima o il PAO non dovrebbe essere più usato per la protezione solare. Ha messo in guardia dal rischio di credere di essere protetti da un SPF alto, mentre in realtà la protezione potrebbe essere molto inferiore.
Ha inoltre indicato che l'efficacia di una crema non dipende solo dai filtri solari, ma dall'equilibrio dell'intera formulazione, che può alterarsi nel tempo. Ha elencato segnali come odore insolito, cambiamento di colore o consistenza, che indicano che è tempo di scartare il prodotto.
Mercuri ha anche ricordato l'importanza della corretta conservazione delle creme solari e ha concluso sottolineando che i prodotti scaduti non dovrebbero essere riutilizzati neanche come semplici idratanti, a causa della compromissione della loro integrità e sicurezza.