Da diversi giorni, in condizioni sempre più precarie e sotto il sole cocente, Pietro Puzone, ex calciatore del Napoli, era stato trovato disteso su una panchina ad Acerra. Questo triste episodio si aggiunge ai numerosi momenti difficili che hanno segnato la vita dell’ex atleta, celebre per aver fatto parte della squadra vincitrice dello scudetto nel 1987 e per essere stato compagno e amico di Diego Armando Maradona.
Le gravi ferite riportate su braccia e gambe, unite a una situazione di forte vulnerabilità, hanno reso indispensabile un intervento tempestivo. A lanciare l’allarme è stato l’attivista ambientale Alessandro Cannavacciuolo, il quale con un messaggio sui social ha attirato rapidamente l’attenzione sulla condizione critica di Puzone, permettendo così l’attivazione dei soccorsi prima che la situazione degenerasse ulteriormente.
Il ricovero urgente dopo l’allarme sociale
Pietro Puzone, nato nel 1963 e cresciuto nelle giovanili del Napoli, è stato soccorso grazie all’intervento del 118 coordinato dal sindaco D’Errico e dai servizi sociali. L’ex calciatore è stato trasportato alla Clinica Villa dei Fiori, dove ha iniziato un percorso di cure e accertamenti. Cannavacciuolo ha dichiarato: “La situazione era davvero critica. Pietro era sdraiato da giorni sotto il sole, continuava a bere e non si sapeva quanto avrebbe potuto resistere. Nel frattempo abbiamo avviato anche l’iter legale e sociosanitario per garantire un recupero stabile.”

L’impatto di questa notizia ha suscitato grande commozione ad Acerra, dove Puzone è ricordato non solo per la carriera sportiva ma anche per le difficoltà personali affrontate nel tempo. L’intervento congiunto tra medici, istituzioni e assistenti sociali punta ora a offrire all’ex calciatore un sostegno concreto e duraturo, dopo giorni di estrema fragilità vissuti lontano dai riflettori.
Dal successo con il Napoli agli errori di una vita
Il nome di Pietro Puzone rimane legato a quello del Napoli di Maradona. Il suo esordio in Serie A risale al 1982 contro il Cesena, e partecipò alla storica stagione del 1987 culminata con la conquista dello scudetto e della Coppa Italia. Nella sua carriera ha giocato anche con Catania, Spezia e Ischia, ma è soprattutto il legame con Maradona, dentro e fuori dal campo, a caratterizzare il suo percorso. Come raccontato dallo stesso Puzone, la sua giovinezza è stata segnata da scelte sbagliate e da una vita notturna condivisa con il campione argentino.

Quegli anni accanto a Maradona rappresentano per Puzone un simbolo di fama eccessiva e opportunità sprecate. L’ex calciatore ha ammesso senza filtri le proprie responsabilità: “La vita mi ha presentato il conto. Ho vissuto oltre i limiti, tra popolarità, guadagni facili e vizi. Con Diego giravamo per locali, sapevi quando uscivi ma non quando tornavi a casa.”
Un appello e una speranza di rinascita
Tra i ricordi dei tifosi resta anche l’immagine di Puzone che, nell’inverno del 1985, organizzò una partita benefica nel fango per aiutare un bambino con una grave malformazione al labbro. Purtroppo, dopo il ritiro dal calcio, la sua vita ha preso una piega difficile: la lotta contro l’alcolismo lo ha portato a vivere in condizioni di estrema povertà, dormendo anche su una panchina, situazione che si è ripetuta recentemente.
In passato un lungo periodo di cure aveva dato a Puzone l’opportunità di una nuova partenza. A motivarlo era stato anche un ultimo messaggio di Maradona: “Prima di lasciarci, Diego mi ha detto: ‘Pietro, devi salvarti.’ Se ora sono qui, lo devo anche a lui.” Oggi è la comunità di Acerra a farsi portavoce di quella speranza, trasformando un appello sui social in una corsa contro il tempo per offrire a Pietro una concreta possibilità di riscatto.