Un elemento inedito è emerso durante le indagini sulla morte di Abderrahim Fakir, avvenuta il 12 luglio nel quartiere Pilastro di Bologna durante un intervento della polizia. Oltre al sangue già riscontrato nei polmoni, gli esami hanno rivelato la presenza di sangue anche nel cervello. Secondo la difesa degli agenti coinvolti, questo riscontro potrebbe indicare un'emorragia cerebrale connessa all'assunzione di cocaina.
Questa ipotesi però resta ancora da confermare, poiché le analisi tossicologiche e medico-legali sono tuttora in corso. Solo una valutazione complessiva di tutti i risultati potrà chiarire le cause del decesso.
"Il sangue rinvenuto nel cervello, insieme a quello nei polmoni, rafforza l’ipotesi che una massiccia dose di cocaina abbia provocato un’emorragia cerebrale che potrebbe aver causato la morte", ha dichiarato l’avvocato Gabriele Bordoni, legale dei poliziotti coinvolti.
L’ipotesi dell’emorragia cerebrale
Inizialmente, gli investigatori avevano preso in considerazione una crisi respiratoria culminata in asfissia, poiché l’autopsia aveva evidenziato sangue nei polmoni e segni di compressione sugli organi respiratori, senza però chiarire con certezza l’origine del sanguinamento.
Ora, con la scoperta del sangue cerebrale e le prime analisi tossicologiche che indicano la presenza di cocaina, la difesa ipotizza che anche il sangue polmonare possa derivare da un’emorragia alveolare.
Nel domicilio del 42enne sono stati trovati diversi farmaci e Bordoni suggerisce che quel giorno Fakir potrebbe aver assunto cocaina mescolata a medicinali, una circostanza che deve essere approfondita con ulteriori accertamenti.
Cinque perizie per chiarire la causa della morte
A metà settembre è previsto a Padova un incontro tra anatomopatologi e medici legali coordinato dalla professoressa Cristina Basso, docente di Anatomia patologica all’Università di Padova. L’obiettivo sarà integrare i risultati dell’autopsia, delle analisi tossicologiche e degli esami sui vari organi.
Al lavoro parteciperanno anche specialisti in rianimazione, cardiologia e neurologia, con un totale di cinque perizie in corso. Un punto cruciale sarà determinare se il sangue nel cervello sia effettivamente dovuto a un’emorragia, da quale causa sia scaturita e quale ruolo abbia svolto nel decesso.
I quattro minuti registrati dalla bodycam
La ricostruzione dell’intervento della polizia rimane un elemento chiave. L’avvocato Bordoni ha dichiarato di aver visionato più volte i circa quattro minuti di video registrati dalla bodycam di uno degli agenti, sostenendo che dalle immagini non risulterebbe un uso eccessivo della forza.
Secondo la versione difensiva, gli agenti hanno inizialmente tentato di contenere Fakir, che poi si sarebbe agitato colpendo il cofano dell’auto, venendo infine immobilizzato. Lo spray al peperoncino sarebbe stato impiegato solo per pochi secondi.
Durante questi momenti, Fakir avrebbe anche battuto la testa a terra, ma la lesione riscontrata è stata descritta come una lieve escoriazione da sfregamento.
Origine da chiarire dei segni di compressione
L’autopsia non ha evidenziato fratture significative, fatta eccezione per una lieve lesione a un dito del piede. Sono state riscontrate irritazioni delle vie respiratorie compatibili con l’uso dello spray, oltre al sangue nei polmoni e ai segni di compressione.
Un nodo ancora aperto riguarda proprio questi segni: occorrerà capire se la compressione sia avvenuta durante le operazioni di contenimento o durante le manovre di rianimazione successive.
Da approfondire sarà anche la tempistica dei soccorsi. Bordoni ha sottolineato la necessità di verificare se un intervento medico più tempestivo avrebbe potuto cambiare l’esito dell’emergenza.
Analisi sulla bodycam e il cellulare scomparso
L’inchiesta prosegue anche sul fronte investigativo. Il Ris di Parma è incaricato di ricostruire in 3D la scena dell’intervento, mentre il Ris di Roma analizza la copia forense delle registrazioni della bodycam.
Gli investigatori sono alla ricerca di un secondo cellulare di Fakir, che potrebbe essere stato il dispositivo principale usato dal 42enne. Le celle telefoniche sono state esaminate per tracciare i suoi spostamenti e gli ultimi contatti, ma il telefono non è ancora stato ritrovato.
Nei documenti dell’inchiesta sono presenti anche elementi riguardanti le settimane precedenti alla morte. Il 20 giugno Fakir era stato portato al pronto soccorso dell’ospedale Maggiore dopo un episodio di autolesionismo e successivamente si era rivolto a un Centro di salute mentale, dove aveva incontrato uno psichiatra e iniziato una terapia farmacologica.
Ora sarà il lavoro degli esperti a valutare il contributo di diversi fattori: cocaina, possibile emorragia cerebrale, condizioni respiratorie e modalità del contenimento dovranno essere messi in relazione per definire con precisione le cause del decesso.
