“Bocciato!”. Brutta notizia per Berlusconi, anche dopo morto: una beffa! Cronaca

“Bocciato!”. Brutta notizia per Berlusconi, anche dopo morto: una beffa!

La controversia giudiziaria che ha coinvolto Silvio Berlusconi riguardo alla compravendita dei diritti televisivi Mediaset torna a far parlare di sé con un nuovo sviluppo. Dopo anni di battaglie legali concluse in Italia, il caso è stato portato davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU), chiamata a esaminare le contestazioni sollevate dalla difesa dell'ex premier in merito alle garanzie processuali e alla legittimità della condanna.

Silvio Berlusconi

La pronuncia della Corte europea sulla sentenza Mediaset

La CEDU ha rigettato il ricorso presentato da Berlusconi nel 2014, relativo alla condanna a quattro anni di reclusione per frode fiscale, con tre anni coperti dall'indulto del 2006. Questa decisione chiude definitivamente il procedimento, iniziato con la sentenza della Cassazione del 2013, che aveva sancito la responsabilità dell'ex presidente del Consiglio sulle operazioni di compravendita dei diritti Mediaset.

La difesa aveva mosso critiche su vari aspetti del processo, sostenendo che fossero stati violati principi fondamentali sanciti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, tra cui il diritto a un giudice imparziale, il diritto di difesa e il principio di legalità della pena. In particolare, era stata invocata anche la tutela dal doppio processo (ne bis in idem).

Iter del ricorso e composizione del collegio giudicante

Il ricorso è stato seguito nel tempo dagli avvocati Niccolò Ghedini, scomparso nel 2022, e dai professori Bruno Nascimbene e Andrea Saccucci. Dopo essere stato dichiarato ammissibile, il procedimento ha richiesto numerosi chiarimenti all’Italia prima di giungere all’esame del merito. La composizione della Corte ha visto anche l’astensione di giudici italiani, sostituiti da un giudice proveniente dal Liechtenstein, il giurista svizzero Alain Chablais.

Silvio Berlusconi negli ultimi anni

Questioni sul processo e sui giudici

Tra le obiezioni della difesa, particolare rilievo è stato dato alla scelta della sezione feriale della Corte di Cassazione che nel 2013 aveva assegnato il ricorso durante l’estate. La difesa sosteneva che tale decisione fosse stata influenzata da un’errata segnalazione riguardante la prescrizione del reato. Inoltre, era stata contestata la sede del processo a Milano, luogo in cui molti magistrati erano azionisti Mediaset, ipotizzando un possibile conflitto d’interessi. Queste accuse, tuttavia, sono state rigettate dalla Corte europea.

Un ulteriore punto di critica riguardava il presidente della sezione feriale della Cassazione, Antonio Esposito, la cui imparzialità era stata messa in dubbio dalla difesa sulla base di dichiarazioni pubbliche e presunte espressioni private a sfondo politico.

Testimoni, impedimenti e diritto alla difesa

Tra le altre contestazioni al vaglio della CEDU c’erano anche la riduzione della lista testimoni proposta dalla difesa e il mancato riconoscimento di cinque legittimi impedimenti presentati da Berlusconi, legati a impegni istituzionali e problemi di salute. Questi aspetti erano stati già valutati nelle sedi italiane, comprese le discussioni davanti alla Corte costituzionale, ma sono stati nuovamente sottoposti all’esame europeo per verificare la tutela del diritto di difesa.

Ruolo di Berlusconi nella frode fiscale e altre contestazioni

La difesa aveva anche messo in dubbio la responsabilità diretta attribuita a Berlusconi, sostenendo che, pur non essendo formalmente parte degli organi societari di Mediaset né avendo firmato le dichiarazioni fiscali, fosse stato condannato come ideatore del sistema fraudolento. Inoltre, era stata criticata l’assenza delle attenuanti generiche, in considerazione dell’assenza di precedenti penali, e paragonata la vicenda Mediaset ad altri procedimenti chiamati Mediatrade, conclusi con decisioni di non luogo a procedere.

Silvio Berlusconi e Paolo Berlusconi insieme

Con il rigetto del ricorso, la condanna definitiva per frode fiscale nel caso dei diritti Mediaset resta confermata, segnando la fine di un altro capitolo di una lunga e complessa vicenda giudiziaria, che si è protratta anche dopo la morte di Berlusconi nel 2023.

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