Le indagini relative alla profanazione della tomba di Pamela Genini, la giovane di 29 anni assassinata a Milano dall’ex compagno Gianluca Soncin, stanno conoscendo nuove svolte. Analisi recenti hanno rivelato che il DNA rinvenuto sul nastro adesivo utilizzato per richiudere la bara dopo il grave atto non corrisponderebbe a quello dell’unico indagato, Francesco Dolci. Questo dato, riportato da fonti investigative a Fanpage.it, apre scenari ancora da chiarire.

Il DNA sul nastro adesivo non coincide con l’indagato
Il reperto più recente su cui si stanno concentrando gli investigatori è il nastro adesivo che, stando alle ricostruzioni, sarebbe stato strappato con i denti prima di essere utilizzato per richiudere la bara di Pamela Genini. L’importanza del materiale genetico trovato su questo oggetto è notevole, poiché potrebbe fornire indizi sugli autori della profanazione.
Le analisi condotte dal RIS hanno evidenziato che il DNA presente non appartiene a Francesco Dolci, l’imprenditore bergamasco di 41 anni iscritto nel registro degli indagati per vilipendio di cadavere e furto della testa della giovane. Questo risultato apre nuove ipotesi sulla dinamica e sulle responsabilità dell’episodio, pur senza escludere alcuna pista al momento.

Traccia genetica mista: uomo e donna?
Un elemento di rilievo riguarda la natura del DNA rilevato sul nastro. Le analisi suggeriscono infatti che si tratti di una miscela di materiale genetico proveniente da più persone. Al momento non è chiaro se si tratti di due uomini o di un uomo e una donna, ma una fonte investigativa considera più probabile la seconda ipotesi. Ulteriori test saranno necessari per definire con precisione la composizione della traccia e per tentare di ottenere profili utili per confronti futuri.
È importante sottolineare che la presenza di DNA multiplo non implica necessariamente che tutti i soggetti abbiano partecipato all’atto di profanazione; sarà fondamentale stabilire come e quando questo materiale sia stato depositato sul nastro.

Chi è Francesco Dolci, unico indagato per la profanazione
Francesco Dolci, originario di Sant’Omobono Terme (Bergamo), è un imprenditore di 41 anni e l’unico soggetto finora indagato per i reati di vilipendio di cadavere e furto della testa di Pamela Genini. Quest’ultima era stata uccisa dall’ex compagno e sepolta nel cimitero di Strozza, dove ignoti hanno successivamente profanato la tomba asportandone la testa.
Va precisato che l’iscrizione di Dolci nel registro degli indagati non equivale a una certezza di colpevolezza, soprattutto alla luce della nuova evidenza sul DNA non corrispondente al suo.
Indagini su lapide e materiali usati per chiudere la tomba
Il Nucleo investigativo dei Carabinieri di Bergamo sta lavorando per ricostruire nei dettagli la profanazione. Le analisi si concentrano anche sulla parte interna della lapide provvisoria e sugli strumenti utilizzati per richiudere la sepoltura dopo l’asportazione della testa. Tra i reperti esaminati c’è anche un tassello posto sulla sommità della struttura, che potrebbe contenere tracce utili come impronte o materiale biologico.
L’obiettivo degli investigatori è capire se la profanazione sia stata opera di una singola persona o se più individui siano stati coinvolti. Al momento non ci sono conclusioni definitive su questo punto.
Esami sul corpo: si indaga sull’arma utilizzata
Parallelamente alle analisi sui reperti, proseguono le valutazioni medico-legali e antropologiche affidate a esperti come il primario Matteo Marchesi e l’antropologo forense Marco Cummaudo, legati al Laboratorio di antropologia e odontologia forense di Milano (Labanof).
Gli specialisti stanno studiando il taglio alla base del collo di Pamela per cercare di determinare con quale strumento sia stata asportata la testa. Questi accertamenti sono fondamentali anche per ricostruire con maggior precisione la dinamica e la tempistica dell’azione criminale.
Il mistero sulla data della profanazione
Uno degli interrogativi più rilevanti riguarda la data esatta in cui la tomba è stata profanata. La scoperta del corpo profanato risale a marzo 2026, ma è possibile che l’atto sia avvenuto già a novembre 2025. L’aspetto del taglio, che appariva già invecchiato al momento del ritrovamento, alimenta questo sospetto.
Gli approfondimenti medico-legali dovranno verificare la coerenza di questa ipotesi, che potrebbe aiutare a circoscrivere il periodo in cui cercare eventuali testimoni o movimenti sospetti.
Le indagini continuano: chi ha profanato la tomba di Pamela Genini?
Il caso resta aperto e ricco di aspetti ancora da chiarire. Il risultato preliminare sulla traccia di DNA rilevata sul nastro adesivo è un punto cruciale, in quanto non è riconducibile all’unico indagato e sembra provenire da più soggetti. Tuttavia, non è ancora possibile stabilire con certezza a chi appartenga né se sia direttamente collegata agli autori della profanazione.
Nuove analisi del RIS, approfondimenti sui materiali e perizie sul corpo di Pamela saranno fondamentali per fare luce sull’accaduto. Gli investigatori sono concentrati su tre questioni principali: chi ha aperto la tomba, quando è stata asportata la testa e quale strumento è stato usato per il taglio.
Al momento, la tragica vicenda di Pamela Genini e la profanazione del suo corpo rimangono al centro di un'inchiesta complessa e ancora lontana da una conclusione definitiva.