La vicenda di Alberto Stasi continua a suscitare dibattiti, soprattutto dopo che il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha preso in esame la richiesta di affidamento ai servizi sociali presentata dalla difesa. Questo passaggio rappresenta una fase dell’esecuzione della pena, senza intaccare la condanna definitiva.

Posizione della famiglia Poggi e dei loro legali
Gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, rappresentanti della famiglia Poggi, hanno chiarito che l’eventuale concessione di una misura alternativa non significa né una scarcerazione né una revisione della sentenza. Hanno sottolineato che Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi, resta un detenuto con tutti gli effetti giuridici della pena ancora in corso.
Secondo i legali, la misura alternativa riguarda esclusivamente la fase esecutiva della pena e non mette in discussione la responsabilità penale già accertata dalle sentenze definitive. La famiglia Poggi insiste sul fatto che Stasi non è un uomo libero e che la condanna continua ad avere valore sia formale che sostanziale.
Iter giudiziario e prospettive future
Il Tribunale di Sorveglianza ha preso tempo per pronunciarsi sulla richiesta di affidamento, ma è da segnalare che la Procura generale di Milano ha espresso parere favorevole, elemento che potrebbe influenzare la decisione finale. I legali ricordano che il residuo di pena inferiore a quattro anni rende possibile l’accesso alle misure alternative, ma ribadiscono che ciò non modifica la natura definitiva della condanna.
Infine, gli avvocati evidenziano come la valutazione del percorso rieducativo spetti esclusivamente al Tribunale di Sorveglianza, che dovrà decidere se concedere la misura alternativa e dunque chiudere la fase esecutiva della pena senza alterare quanto già stabilito in sede giudiziaria.