È stato approvato ieri dal Consiglio dei Ministri un nuovo decreto che ruota attorno al diritto allo studio, con l'obiettivo di bilanciare inclusione e apprendimento linguistico nelle scuole. Il testo definitivo è il risultato di un lungo confronto che ha portato ad attenuare alcune delle misure più controverse rivolte alle famiglie degli studenti stranieri.
Le prime bozze del provvedimento prevedevano interventi molto rigidi, tra cui la possibile attivazione del tribunale per i minorenni tramite i servizi sociali, con l'intento di agire sulla responsabilità genitoriale in caso di mancato rispetto dell'obbligo di apprendimento della lingua italiana. Altre ipotesi prevedevano ripercussioni sul permesso di soggiorno dei genitori.
Nella versione approvata, queste misure sono state eliminate, privilegiando il principio di inclusione scolastica e la promozione della padronanza della lingua italiana senza penalizzare le difficoltà linguistiche delle famiglie come ostacolo all’educazione.

Lingua italiana e radici storiche dell’emigrazione
Il dibattito ha tenuto conto anche della memoria storica dell’Italia, dove negli anni Sessanta e Settanta molti emigrati incontravano barriere linguistiche nei Paesi esteri, con i figli spesso mediatori tra famiglia e scuola. Questo ricordo ha influenzato l'abbandono delle misure più severe, sottolineando l'importanza di sostenere l'apprendimento linguistico senza creare barriere.
Un altro tema delicato è stato quello delle multe previste per i genitori che si presentano ai colloqui scolastici con niqab o burqa. Il Quirinale ha messo in luce il rischio che tali sanzioni possano allontanare le famiglie dalla scuola, compromettendo il dialogo e la partecipazione, elementi fondamentali per un percorso educativo condiviso.
Di conseguenza, è stato ribadito che il rapporto tra scuola e famiglie deve essere preservato, anche di fronte a differenze culturali o religiose.

Limite del 30% e vicinanza territoriale degli studenti
Un'altra questione riguarda il tetto massimo del 30% di studenti stranieri per classe. Nel caso in cui questo limite venga superato, si è deciso di garantire comunque il criterio della prossimità territoriale, evitando così trasferimenti degli studenti lontano dalla loro zona di residenza solo per motivi numerici.
Questo approccio mira a tutelare la continuità scolastica e il legame degli studenti con il proprio territorio, mantenendo un equilibrio tra composizione delle classi e inclusione.
Il decreto finale combina regole sull’insegnamento della lingua, composizione delle classi e strumenti per l’inserimento degli studenti stranieri, integrati da modifiche introdotte durante il percorso legislativo.
Rimane tuttavia incerta la concreta applicazione delle norme, dato che numerose eccezioni e deroghe potrebbero complicarne l’attuazione nelle scuole.
Il passaggio al Quirinale
Ora il testo passa all’esame del Quirinale. Il presidente Sergio Mattarella, appena rientrato da una visita a Torino, valuterà la versione definitiva approvata dal Consiglio dei Ministri.
Il decreto comprende dodici articoli e prevede un finanziamento di 17 milioni di euro destinati al potenziamento linguistico, risorse fondamentali per avviare rapidamente i corsi e pianificare l’anno scolastico successivo.
Questi fondi rappresentano uno dei motivi per cui si è scelto lo strumento del decreto-legge, anche se la realizzazione delle attività richiederà un’attenta organizzazione da parte delle istituzioni scolastiche.
Il passaggio chiave sarà quindi l’esame presidenziale, considerando anche i dialoghi già avvenuti tra Quirinale e Palazzo Chigi, con particolare attenzione al rispetto dei principi costituzionali sull’istruzione.

Questioni di costituzionalità
Fin da ora sono emersi dubbi di natura costituzionale. Alfonso Celotto, esperto di diritto costituzionale all’Università Roma Tre, ha evidenziato in particolare le criticità legate alle norme sull’abbigliamento che copre completamente volto e corpo e alle sanzioni previste per i genitori.
La questione riguarda il bilanciamento tra diritti individuali e norme dell’ordinamento italiano, con particolare attenzione all’applicazione dei principi costituzionali nel contesto scolastico.
L’articolo 34 della Costituzione, che sancisce che "La scuola è aperta a tutti", è il fulcro della valutazione di Mattarella, richiamato anche nel suo recente discorso ad Amatrice.
Il compromesso trovato, frutto di un lungo confronto, resta delicato: da un lato l’esigenza di rafforzare l’insegnamento della lingua italiana e regolare la presenza degli studenti stranieri, dall’altro la necessità di garantire l’accesso all’istruzione, la continuità territoriale e un rapporto solido tra famiglie e istituzioni scolastiche.
Il futuro del provvedimento dipenderà proprio dal confronto con i principi costituzionali, a partire dall’articolo 34.