Svolta nell'inchiesta: Mamma e figlia avvelenate con ricina News

Svolta nell'inchiesta: Mamma e figlia avvelenate con ricina

L'indagine sul tragico caso di avvelenamento da ricina che ha colpito Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara Di Vita a Pietracatella accelera nuovamente. Gli investigatori della Questura di Campobasso hanno ripreso gli interrogatori, in una fase cruciale per delineare responsabilità e moventi dietro questa oscura tragedia avvenuta lo scorso dicembre.

Questa mattina, alcuni familiari delle vittime sono stati nuovamente ascoltati, focalizzandosi su aspetti personali e dinamiche interne. Inoltre, nel pomeriggio, sarà riascoltato l'infermiere che ha somministrato una flebo a casa delle vittime, un dettaglio che potrebbe essere chiave per comprendere gli eventi di quelle ore critiche. Ancora da definire è l'interrogatorio di Laura Di Vita, cugina del marito di Antonella e padre di Sara, Gianni Di Vita, che rimane una figura centrale nelle indagini.

Le indagini si estendono anche al di fuori dell'ambiente domestico, con un'attenzione particolare alle conversazioni online riguardanti la ricina, sviluppatesi nei mesi precedenti. La Procura e la polizia hanno richiesto l'assistenza dello Sco per analizzare dispositivi elettronici e identità digitali, nel tentativo di scoprire eventuali legami con il caso.

Un altro aspetto rilevante è l'indagine sul piano umano e relazionale. Gli investigatori hanno convocato don Stefano Fracassi, il parroco che ha officiato i funerali e che potrebbe avere raccolto confidenze significative da Antonella il giorno di Natale, quando Sara ha iniziato a manifestare i primi sintomi. Le informazioni raccolte potrebbero rivelare tensioni familiari o conflitti non ancora emersi, contribuendo a chiarire le dinamiche dietro questo drammatico evento.

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