Antonello Venditti torna sotto i riflettori televisivi con un’intervista carica di emozioni e rivelazioni personali. Nel programma Domenica In, il celebre cantautore romano si apre con sincerità, ripercorrendo momenti cruciali della sua vita e carriera, tra ricordi intimi e nuovi progetti artistici.

Domenica In: un pomeriggio con Antonello Venditti
Il 24 maggio 2026, Venditti sarà ospite d’onore nel salotto di Mara Venier, accompagnata da Tommaso Cerno, Teo Mammucari ed Enzo Miccio, in diretta dagli Studi Fabrizio Frizzi di Roma. L’artista si esibirà dal vivo eseguendo i suoi brani più amati e presenterà il nuovo album insieme al tour estivo "Daje! Live Summer 2026".
La musica di Venditti è profondamente legata alla sua città natale, Roma, la cui atmosfera ha plasmato il suo stile e i temi delle sue canzoni. Nato il 8 marzo 1949 nel quartiere Trieste, Antonello è cresciuto in una famiglia culturalmente ricca, con un padre funzionario statale e una madre insegnante di latino e greco. Dopo il debutto nel 1972 con l’album "Theorius Campus", realizzato insieme a Francesco De Gregori, ha iniziato una carriera solista che lo ha consacrato come uno dei cantautori più influenti d’Italia.
Tra ricordi personali e legami importanti
Nel corso dell’intervista, Venditti ha condiviso aneddoti sulla sua giovinezza, ricordando le difficoltà legate al suo peso e al rapporto con la famiglia. Ha raccontato con ironia di quando pesava 94 chili e veniva preso in giro, spiegando come il cibo fosse il suo unico rifugio in un momento di scarsa autostima.
La sua vita privata è stata segnata da relazioni importanti, tra cui il matrimonio con Simona Izzo, da cui è nato il figlio Francesco Saverio, e la successiva relazione con Monica Leofreddi. Non sono mancati momenti difficili superati grazie al sostegno di amici come Carlo Verdone, che ha anche suonato la batteria in alcune sue canzoni, e Lucio Dalla, che è stato un pilastro fondamentale durante periodi di depressione.
I tratti distintivi di Venditti, come gli occhiali Ray-Ban a goccia, sono diventati simboli riconosciuti, così come le sue provocazioni artistiche, tra cui la famosa condanna per vilipendio nel 1974 legata al brano "A Cristo". La sua storia è un intreccio di impegno politico, scuse pubbliche per malintesi e un amore incondizionato per la sua città, celebrato nell’iconico inno "Roma Roma".