Nella notte in cui paura e tensione si mescolano, la linea tra legittima difesa e reato si fa estremamente sottile. Un episodio drammatico, conclusosi con la morte di Gjovalin Lazri, riaccende il confronto sulla gestione delle armi e sulle responsabilità individuali di fronte a un pericolo percepito. Le analisi medico-legali e balistiche sono fondamentali per ricostruire con precisione come sono andati i fatti e per fare chiarezza sul ruolo di ogni protagonista coinvolto.
L’autopsia svolta oggi è determinante per definire il numero esatto di colpi che hanno raggiunto Lazri, elemento chiave per l’inchiesta sull’omicidio che vede indagato Roberto Mollo. Nel collo della vittima sono stati trovati due fori, ma resta da capire se si tratta di ferite causate da un unico proiettile entrato e uscito o da due distinti. Piermario Morra, legale di Mollo, ha sottolineato fin da subito che "questo ragazzo non voleva uccidere nessuno".
Indagini balistiche e posizione della difesa
Se dovesse emergere che Lazri è stato colpito da più di un proiettile, la situazione giudiziaria di Mollo potrebbe complicarsi. La notte tra sabato e domenica, Mollo avrebbe sparato verso un gruppo di ladri in un’area buia, ma illuminata dalle torce elettriche portate dagli intrusi, di cui tre sono state recuperate a terra. Gli investigatori lavorano su questa ipotesi, sapendo che sono stati esplosi dodici colpi.
La pistola utilizzata è una Steyr calibro 9×21, che Mollo aveva con sé perché, preoccupato dai furti, aveva deciso di dormire nel cascinale. Sebbene il permesso di detenzione fosse valido solo per la sua abitazione principale, questo dettaglio è considerato meno rilevante nel contesto dell’indagine.
La detenzione dell’arma era stata autorizzata per attività sportiva, e gli inquirenti stanno valutando se la familiarità di Mollo con la pistola abbia influito sugli eventi. La procura di Asti ha disposto una perizia balistica che potrà fornire ulteriori chiarimenti. Al momento si ipotizza che Mollo abbia sparato dal balcone, dove sono stati rinvenuti i bossoli.
Il corpo di Lazri è stato trovato a circa 30-40 metri di distanza; è possibile che, dopo essere stato colpito, non sia caduto immediatamente ma si sia mosso di qualche metro. Le indagini, condotte dai carabinieri del comando provinciale di Cuneo, proseguono senza sosta. Roberta Sisimbro, avvocata della famiglia di Lazri, ha dichiarato di aspettare l’evoluzione delle indagini, confidando nel lavoro della procura e dei consulenti tecnici nominati.
