La Commissione europea ha rivisto le previsioni economiche per la primavera, sottolineando una situazione più fragile per l’Europa, colpita da un nuovo shock energetico causato dal conflitto nel Golfo Persico. Sebbene il rallentamento coinvolga tutta l’Unione, l’Italia e la Germania risultano particolarmente vulnerabili a causa dell’aumento dei costi energetici e del rallentamento industriale.
L’economia italiana in stallo e debito in crescita
Per quanto riguarda l’Italia, la crescita prevista per il 2026 è stata drasticamente ridotta allo 0,5%, quasi la metà delle stime precedenti, mentre l’inflazione è tornata a salire, attestandosi al 3,2%. Il deficit dovrebbe mantenersi stabile al 2,9% nel 2026 e nel 2027, ma questo dato dipende dall’assenza di nuove modifiche nella politica economica. Un elemento particolarmente critico è il debito pubblico, che continua ad aumentare, passando dal 138,5% del PIL di quest’anno al 139,2% del prossimo, segnando una traiettoria di vulnerabilità in un contesto di prezzi energetici in crescita che comprimono sia il potere d’acquisto delle famiglie sia i margini delle imprese.
Impatto del rincaro energetico sull’economia europea
Secondo Bruxelles, l’aumento dei costi energetici agisce come una tassa esterna sull’economia dell’Unione Europea, che, essendo un’importatrice netta di energia, vede parte del reddito trasferito ai paesi esportatori. Questo fenomeno si traduce in bollette più elevate, costi aziendali maggiori, consumi meno vivaci e un ritorno dell’inflazione dopo anni già segnati da tensioni sui prezzi.
Fine del Pnrr e debolezza nel mercato del lavoro
Per l’Italia, la crescita degli ultimi anni è stata in parte alimentata dagli investimenti legati al Pnrr. Tuttavia, con il progressivo esaurimento di questo piano, alcuni settori che avevano beneficiato del sostegno europeo rischiano di soffrire. Le costruzioni residenziali risentono della fine graduale dei crediti d’imposta per le ristrutturazioni, mentre le costruzioni non residenziali e gli investimenti in attrezzature e beni immateriali erano sostenuti da fondi europei. Questa dipendenza dagli investimenti straordinari rende incerta la fase successiva.
Anche il mercato del lavoro mostra segnali di rallentamento: la crescita occupazionale, già debole nel 2025, dovrebbe rimanere contenuta nel biennio 2026-2027. L’inflazione, inoltre, avrà effetti ritardati che aumenteranno la spesa corrente, soprattutto per quanto riguarda le pensioni. La Commissione avverte che senza la spinta del Pnrr e in un contesto internazionale instabile, la stabilità dei conti pubblici italiani non è garantita.
Confronto con altri paesi europei
Nel panorama europeo si evidenzia una netta differenza tra le principali economie: la Germania subisce un forte rallentamento, con la crescita prevista che scende dallo 1,2% allo 0,6% nel 2026, recuperando parzialmente allo 0,9% nel 2027. La Francia limita il calo mantenendosi intorno allo 0,8%, mentre la Spagna continua a crescere più rapidamente, con una stima del 2,8%. In questo contesto, l’Italia si distingue come una delle economie più esposte, con crescita contenuta, inflazione superiore alla media europea, debito in aumento e una ripresa che potrebbe perdere slancio proprio con la fine degli investimenti straordinari.