Il caso che ha scosso Pietracatella, in Molise, continua a suscitare dubbi e nuovi interrogativi. Tra gli elementi scrutinati dagli investigatori, un gesto apparentemente comune avvenuto nei giorni precedenti alla tragedia assume ora un ruolo cruciale. Questo dettaglio potrebbe essere fondamentale per ricostruire la sequenza degli eventi.
Le indagini sulla morte di Sara Di Vita, 15 anni, e sua madre Antonella Di Ielsi, avvenuta nel dicembre 2025 a causa di un avvelenamento da ricina, proseguono serrate. Gli inquirenti stanno esaminando con attenzione testimonianze, oggetti trovati e le abitudini familiari, senza escludere alcuna ipotesi.

Una delle novità riguarda l’audizione dell’addetto alla raccolta dei rifiuti urbani, ascoltato dalla Squadra Mobile per chiarire un aspetto apparentemente banale ma ritenuto significativo: lo smaltimento degli avanzi di una cena consumata poco prima del fatto. In particolare, l’attenzione si è focalizzata su una vaschetta contenente cozze, gettata nella raccolta differenziata.
Pur non rappresentando una prova diretta dell’origine dell’avvelenamento né indicando responsabilità, questo particolare viene considerato dagli investigatori un tassello da approfondire.
Secondo quanto ricostruito dalla Procura di Larino, i molluschi sarebbero stati portati in casa a Pietracatella dopo un pranzo di lavoro in un ristorante di Campobasso, avvenuto il 22 dicembre. Rimane da accertare il momento esatto in cui sono stati consumati e cosa sia stato fatto con gli eventuali avanzi.
Il marito di Antonella e padre di Sara, Gianni Di Vita, era stato sentito il 13 gennaio e aveva ammesso di non riuscire a stabilire con precisione il giorno in cui le cozze erano state mangiate. Tuttavia, aveva indicato una data riguardo allo smaltimento dei rifiuti.
“Non posso dire con certezza quando le abbiamo mangiate in casa, posso però affermare con certezza che gli eventuali residui sono stati buttati con i rifiuti umidi mercoledì 24 dicembre. Lo stesso giorno sono stati smaltiti i rifiuti in plastica, quindi anche la vaschetta che conteneva le cozze”.
Il 24 dicembre rappresenta dunque un punto focale nelle indagini. Gli inquirenti stanno cercando di tracciare il percorso seguito da quei rifiuti per individuare possibili elementi utili. Al momento, però, il filone legato alle cozze resta solo uno degli aspetti da esaminare nel complesso quadro investigativo.

Parallelamente, prosegue l’analisi degli alimenti e degli oggetti sequestrati nell’abitazione della famiglia. Fonti della Procura di Larino hanno riferito ad ANSA che gli esperti tedeschi incaricati delle analisi hanno ottenuto una proroga di trenta giorni, necessaria per assicurare risultati scientifici affidabili.
Le verifiche coinvolgono il Robert Koch Institute, che potrebbe estendere ulteriormente i tempi, posticipando i risultati definitivi fino alla fine di dicembre. Questi esiti saranno determinanti per stabilire cosa sia emerso dagli elementi raccolti e se vi siano tracce che possano chiarire la dinamica degli eventi.
Da un lato, ci sono le testimonianze che possono ricostruire gli ultimi momenti vissuti dalla famiglia; dall’altro, i tempi inevitabilmente lunghi e complessi delle analisi di laboratorio. Nel caso di Pietracatella, ogni dettaglio è sottoposto a scrupolosa verifica, perché rimane da chiarire come le vittime siano venute a contatto con la ricina e in quali circostanze.
La comunità locale resta profondamente scossa di fronte a questa tragedia ancora priva di risposte definitive. Saranno la combinazione di testimonianze, ricostruzione dei movimenti e dati tecnici a fornire un quadro più chiaro. Fino ad allora, quella vaschetta con le cozze rappresenta uno dei tanti quesiti irrisolti prima della tragedia.
