Nella settimana 19-25 dicembre la presenza della variante ha subito un notevole incremento nel territorio nazionale (Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria, Veneto, P.A. Bolzano, P.A. Trento). L'integrazione di questi dati, con quelli provenienti dalla sorveglianza epidemiologica, consentirà di monitorare con precisione l'evoluzione di Omicron, e di altre varianti di SARS-CoV2. Lo studio è stato effettuato dal gruppo di lavoro coordinato da Giuseppina La Rosa del Dipartimento Ambiente e Salute e da Elisabetta Suffredini del Dipartimento di Sicurezza Alimentare, Nutrizione e Sanità pubblica Veterinaria dell'ISS, con la collaborazione della rete SARI, sorveglianza nazionale di SARS-CoV-2 nelle acque reflue.
I campioni delle province venete «Omicron nell'80% delle acque reflue», la scoperta dopo i prelievi effettuati durante lo scorso mese di dicembre in Veneto. La variante Omicron del virus Sars-CoV-2, dunque, è ormai presente nell'80% dei campioni di acque reflue raccolti e sequenziati dai principali impianti di depurazione del Veneto. Il dato è stato riferito stamani da Francesca Russo, dirigente del Servizio di prevenzione regionale, e fa parte dell'ultimo monitoraggio relativo alle tre settimane centrali del mese di dicembre, effettuato in base alle direttive dell'Unione europea. I depuratori del Veneto presi a riferimento sono quelli delle province più grosse (Verona, Padova, Vicenza, Treviso e Venezia), con prelievi effettuati ogni settimana e sequenziamento delle varianti. L'ultimo report riguarda i campioni prelevati nelle settimane 5-11, 12-18 e 19-25 dicembre. «Assieme al sequenziamento dei tamponi - ha sottolineato Russo - è una fotografia della progressione della diffusione di questa variante».