Dati confortanti per quanto riguarda anche per gli ingressi in pronto soccorso: chi è contagiato da Omicron ha il 15-20% di rischio in meno - rispetto a un positivo per Delta - di doversi rivolgere al triage di un ospedale. Uno studio condotto dal National Institute for Communicable Diseases del governo sudafricano, sotto la direzione di Nicole Walter e Cheryl Cohen ha rivelato che il rischio di ospedalizzazione nei pazienti che hanno contratto Omicron è il 20% di quello osservato nei pazienti che avevano contratto Delta. “Se il rischio di finire in ospedale per Delta fosse stato del 5%, per Omicron sarebbe del 1%. Nonostante lo studio utilizzi controlli storici (Delta è sparita dal Sudafrica adesso) l’analisi è stata fatta dopo aver corretto per età, genere ed anamnesi positiva per aver contratto l’infezione in precedenza”, spiega l’immunologo Guido Silvestri nella sua rubrica Pillole di Ottimismo su Facebook.
Va comunque sottolineato che i sintomi leggeri e di breve durata riguardano i vaccinati con due o tre dosi, anche se la risposta immunitaria è sempre soggettiva. “Purtroppo il vaccino non è democratico, non tutti rispondono allo stesso modo, in alcuni soggetti le difese indotte declinano prima e altri non rispondono proprio. Nonostante nei vaccinati che si infettano la malattia si riveli di solito lieve, una minoranza finisce per avere comunque bisogno di ricovero. La circolazione virale va ridotta, anche perché i non vaccinati - tra cui rientrano anche persone di età in cui il rischio di malattia grave è alto - sono ancora molti”, ha ricordato il professor Massimo Galli all’HuffPost. E a proposito dei No Vax: nell’ultimo report dell’Istituto Superiore di Sanità viene sottolineato che il rischio di ricovero in terapia intensiva per i non immunizzati rispetto a chi ha ricevuto la terza dose è 85 volte maggiore per gli over 80, 12,8 volte maggiore per la fascia 60-79 anni, 6,1 volte maggiore per i 40-59enni.