Nel tardo pomeriggio di venerdì 7 agosto, il carcere di Porto Azzurro all’Isola d’Elba è stato teatro di una grave tensione tra i detenuti. Intorno alle 18:30, una violenta rissa ha coinvolto circa trenta persone all’interno di un reparto a regime aperto, provocando un intervento straordinario della Polizia Penitenziaria che ha dovuto richiamare in servizio agenti fuori turno per contenere il disordine.

Secondo le segnalazioni dei sindacati, durante lo scontro sono stati impiegati strumenti pericolosi come olio bollente e bombolette di gas, lanciate nei corridoi e nelle celle. Diversi detenuti hanno riportato ferite e tagli al volto, con alcune persone trasportate al pronto soccorso, anche se senza conseguenze gravi. Terminati gli scontri, le forze dell’ordine hanno svolto controlli approfonditi nel reparto, scoprendo numerosi oggetti proibiti potenzialmente usabili come armi.
Il Sappe denuncia una crisi strutturale
Il Sindacato autonomo di polizia penitenziaria (Sappe) ha commentato l’accaduto, definendo la situazione ormai emergenziale e chiedendo misure immediate. Donato Capece, segretario generale, ha evidenziato come gli episodi di violenza a Porto Azzurro non siano più casi isolati, ma parte di un problema più ampio che richiede un cambiamento radicale. La pratica di richiamare agenti in servizio durante i periodi di riposo non è più sostenibile.
Critiche al regime a porte aperte
Uno degli aspetti più contestati dal sindacato riguarda il regime detentivo a porte aperte adottato nel reparto coinvolto nella rissa. Capece ha ribadito che questo modello non può essere applicato indiscriminatamente, senza considerare la natura dell’istituto e dei detenuti. Quando la sicurezza viene meno, è necessario rivedere le scelte organizzative e garantire una gestione più sicura.
Il Sappe auspica una revisione dell’uso del regime aperto nei reparti dove non sussistono più le condizioni idonee, con l’obiettivo di proteggere non solo gli agenti ma anche i detenuti da possibili escalation di violenza.
La questione dei trasferimenti
Francesco Oliviero, segretario regionale del Sappe per la Toscana, ha posto l’accento sulla problematica dei trasferimenti di detenuti verso Porto Azzurro. Secondo lui, non si può utilizzare questa struttura come un deposito indiscriminato di persone provenienti da altri istituti senza valutare attentamente la compatibilità con l’organizzazione e le capacità gestionali del carcere.
Questa composizione della popolazione carceraria risulta un fattore chiave per la sicurezza, motivo per cui si richiede una revisione delle modalità di trasferimento, dell’organizzazione interna e, quando necessario, del regime a porte aperte.
Il ruolo e le difficoltà degli agenti
Pasquale Amato, dirigente locale del Sappe, ha definito la rissa un segnale d’allarme da non sottovalutare, lodando l’impegno degli agenti nel controllare la situazione. Tuttavia, ha anche sottolineato che non si può più pretendere dai poliziotti penitenziari di compiere “miracoli” di fronte a una pressione crescente e a condizioni operative insufficienti.
La protesta sindacale evidenzia come la gestione esclusivamente emergenziale degli episodi di violenza non sia più una soluzione adeguata.
Intervento anche dalla Uil
Anche la Uil Fp Polizia Penitenziaria della Toscana ha espresso preoccupazione per l’escalation di tensioni nel carcere di Porto Azzurro, denunciata da mesi. Eleuterio Grieco, segretario regionale, ha evidenziato in particolare i problemi legati ai trasferimenti, soprattutto di detenuti provenienti da Sollicciano, reputati non sempre coerenti con la funzione dell’istituto, che dovrebbe ospitare detenuti con pene definitive superiori a cinque anni.
La Uil ha inoltre richiamato l’attenzione sulla presenza di detenuti con patologie e sulla carenza di un’assistenza sanitaria adeguata. Grieco ha riconosciuto lo sforzo del personale, chiedendo anche un comando stabile con una prospettiva gestionale chiara.
Richiesta di interventi strutturali urgenti
Alla luce di questi eventi, il Sappe rivolge un appello al Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria e agli enti competenti affinché si proceda a una revisione complessiva delle condizioni del carcere di Porto Azzurro. Le richieste riguardano la composizione dei detenuti, i criteri di trasferimento, l’organizzazione dei reparti e l’applicazione del regime a porte aperte.
I rappresentanti sindacali sottolineano che non è più sufficiente gestire le crisi solo dopo il loro scoppio, ma è necessaria una strategia preventiva che garantisca sicurezza sia per gli agenti che per i detenuti.
"Non aspettiamo che accada l’irreparabile", concludono Capece, Oliviero e Amato, sollecitando decisioni immediate per riportare la sicurezza a Porto Azzurro come priorità assoluta.