Malaria, cos’è la “febbre palustre” che ora spaventa l’Europa Cronaca

Malaria, cos’è la “febbre palustre” che ora spaventa l’Europa

La malaria, nota anche come “febbre palustre”, rappresenta una malattia infettiva antica e ancora oggi molto diffusa nel mondo. Solo recentemente, due decessi e quattro contagi registrati all’aeroporto di Francoforte hanno riportato l’attenzione su questa patologia, che ogni anno colpisce oltre 280 milioni di persone e causa circa 610mila morti.

La trasmissione avviene principalmente tramite la puntura delle zanzare femmine del genere Anopheles, vettori di parassiti del genere Plasmodium. Sebbene il contagio avvenga soprattutto in questo modo, in rari casi può derivare da sangue contaminato, trasfusioni o aghi infetti. Nei Paesi non endemici, la malaria si presenta quasi esclusivamente come una malattia d’importazione, legata agli spostamenti verso aree tropicali o all’arrivo di persone provenienti da zone dove il contagio è più diffuso.

L’emergenza a Francoforte e i segnali della malattia

In Germania, l’allarme si è acceso dopo i casi emersi all’aeroporto di Francoforte. Nonostante ciò, il carico maggiore della malaria resta in Africa, dove si concentra il 94% dei casi e il 95% delle morti a livello mondiale. Tra i soggetti più vulnerabili figurano i bambini sotto i cinque anni.

Dopo un periodo di riduzione tra il 2000 e il 2015, negli ultimi anni si è osservato un aumento globale dell’incidenza. I primi sintomi sono spesso generici, come febbre, brividi e cefalea. Nelle forme più gravi possono manifestarsi affaticamento, confusione mentale, convulsioni e difficoltà respiratorie. I gruppi a maggior rischio includono bambini piccoli, donne in gravidanza, viaggiatori e persone con HIV o AIDS.

Il Plasmodium falciparum è responsabile delle forme più aggressive e, se non trattato tempestivamente, può essere fatale anche in 24 ore. Questa specie di parassita è particolarmente diffusa in Africa. Un’altra specie di rilievo è il Plasmodium vivax, che prevale in molte aree al di fuori dell’Africa subsahariana.

Strategie di prevenzione, vaccini e terapie

I sintomi della malaria emergono generalmente tra 10 e 15 giorni dopo la puntura infetta, rendendo cruciale una diagnosi precoce, specialmente perché i segni iniziali possono confondersi con altre malattie.

La prevenzione si basa principalmente sull’evitare le punture di zanzara e, per chi si reca in zone endemiche, sulla valutazione medica per una possibile chemioprofilassi. Nelle aree a rischio sono utilizzate anche zanzariere impregnate di insetticidi e interventi di disinfestazione per limitare la presenza degli insetti.

Per la protezione, sono stati sviluppati due vaccini antimalarici, raccomandati dall’OMS rispettivamente nel 2021 e nel 2023, rivolti soprattutto ai bambini che vivono nelle regioni con maggiore trasmissione di Plasmodium falciparum. L’introduzione di questi vaccini nei programmi di immunizzazione africani mira a ridurre drasticamente la mortalità infantile dovuta alla malaria.

Il trattamento si avvale di diverse terapie a seconda del parassita coinvolto. Le combinazioni contenenti artemisinina risultano particolarmente efficaci contro il Plasmodium falciparum. Altri farmaci sono utilizzati per contrastare altre specie o per prevenire le recidive. La rapidità con cui si effettua la diagnosi e si inizia la terapia è fondamentale per evitare lo sviluppo di forme gravi della malattia.

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