È un fiume in piena, un oceano da svuotare con il cucchiaino. All’ospedale Cervello di Palermo la tenda da campo con dieci posti montata l’altra notte si è riempita al volo.

Chi contrae la malattia e finisce in corsia nella maggior parte dei casi non è vaccinato. "Sono l’80 per cento, il restante 20 per cento è formato da vaccinati con seconda dose da più di quattro mesi ma con patologie pregresse". In questi ultimi giorni anche all’ospedale di Partinico come in quelli di Palermo si è assistito a un’escalation di ricoveri. Sono dieci volte di più. Cerchiamo di fare posti dappertutto, sembra di essere in guerra".

A essere cambiata è la malattia, che non è, però, meno grave. "Continuare a ripetere che la variante Omicron è poco più di un raffreddore è un errore – taglia corto -. Non è affatto meno virulenta. Lo è nei soggetti vaccinati con terza dose, che rischiano, però, di essere, in quanto paucisintomatici, vettori del contagio, rendendo praticamente impossibile la tracciabilità". In chi non è vaccinato la malattia è "devastante", anche tra i giovani. "Non si tratta più solo di un’infezione respiratoria, ma una di una patologia multiorgano.

E’ una malattia completamente nuova e chi non è protetto dal vaccino si infetta in maniera dannata e grave. Abbiamo avuto, persino, il caso di un giovane di 30 anni che ha rischiato di morire per un’occlusione intestinale". Ecco perché l’appello a vaccinarsi da solo non basta. "Serve un lockdown di almeno due settimane per arginare l'esplosione dei contagi che è come un fungo atomico e occorre anche rendere obbligatorio subito il vaccino – sottolinea -. Noi abbiamo tenuto in zona bianca l’Italia con un numero di positivi doppio rispetto a quello dello scorso anno quando eravamo in lockdown. Ora occorre intervenire. Subito. Lo dico da medico perché siamo davanti a un’infezione terribile nei non vaccinati con un gravissimo interessamento multiorgano". Ad aggravare la situazione anche la crescita dei contagi tra medici e infermieri. "Un’emergenza altrettanto grave. Tanti continuano a infettarsi, con una simile velocità di contagio mi chiedo chi rimarrà a curare i pazienti in corsia? Chiudiamo tutto, per almeno due settimane, per scongiurare una catastrofe", conclude.

Mentre sulla rampa che porta al pronto soccorso ci sono dieci ambulanze in attesa, in un vortice di sirene, barelle, medici e infermieri bardati come astronauti. «Sono le giornate peggiori da quando è iniziata l’emergenza nel marzo del 2020 – dice Baldo Renda, direttore dell’unità di terapia intensiva – il nostro reparto è saturo, tutti pieni i 16 posti, tutti pazienti non vaccinati, siamo costretti a trasferirli intubati nell’ospedale di Partinico».

A chi ci governa faccio un appello: serve un lockdown di 15-20 giorni. Chiudiamo tutto per bloccare questa marea montante omicida. In caso contrario non usciremo da questa situazione e si rischia tra un paio di settimane, quando arriverà il picco dei contagi dopo le festività natalizie, di trovarci davanti a una catastrofe". A lanciare l’sos con l’Adnkronos è Vincenzo Provenzano, direttore dell’Uoc Medicina e diabetologia dell’ospedale "Civico" di Partinico e direttore medico del Covid Hospital.

Davanti all’impennata dei contagi trainata dalla nuova variante Omicron fuori dal nosocomio è stata montata una tensostruttura. Ospedali da campo allestiti in tutta fretta per consentire ai pazienti di scendere dalle ambulanze e avviare la loro presa in carico cercando di dare una boccata di ossigeno a pronto soccorso e reparti sempre più in affanno. A Partinico come a Palermo. "Qui abbiamo dovuto aprire un altro piano, non ci sono più posti. Stiamo riempiendo tutto, arrivano da ogni parte", dice Provenzano senza nascondere la propria preoccupazione.

Chi contrae la malattia e finisce in corsia nella maggior parte dei casi non è vaccinato. "Sono l’80 per cento, il restante 20 per cento è formato da vaccinati con seconda dose da più di quattro mesi ma con patologie pregresse". In questi ultimi giorni anche all’ospedale di Partinico come in quelli di Palermo si è assistito a un’escalation di ricoveri. Sono dieci volte di più. Cerchiamo di fare posti dappertutto, sembra di essere in guerra".

A essere cambiata è la malattia, che non è, però, meno grave. "Continuare a ripetere che la variante Omicron è poco più di un raffreddore è un errore – taglia corto -. Non è affatto meno virulenta. Lo è nei soggetti vaccinati con terza dose, che rischiano, però, di essere, in quanto paucisintomatici, vettori del contagio, rendendo praticamente impossibile la tracciabilità". In chi non è vaccinato la malattia è "devastante", anche tra i giovani. "Non si tratta più solo di un’infezione respiratoria, ma una di una patologia multiorgano.

E’ una malattia completamente nuova e chi non è protetto dal vaccino si infetta in maniera dannata e grave. Abbiamo avuto, persino, il caso di un giovane di 30 anni che ha rischiato di morire per un’occlusione intestinale". Ecco perché l’appello a vaccinarsi da solo non basta. "Serve un lockdown di almeno due settimane per arginare l'esplosione dei contagi che è come un fungo atomico e occorre anche rendere obbligatorio subito il vaccino – sottolinea -. Noi abbiamo tenuto in zona bianca l’Italia con un numero di positivi doppio rispetto a quello dello scorso anno quando eravamo in lockdown. Ora occorre intervenire. Subito. Lo dico da medico perché siamo davanti a un’infezione terribile nei non vaccinati con un gravissimo interessamento multiorgano". Ad aggravare la situazione anche la crescita dei contagi tra medici e infermieri. "Un’emergenza altrettanto grave. Tanti continuano a infettarsi, con una simile velocità di contagio mi chiedo chi rimarrà a curare i pazienti in corsia? Chiudiamo tutto, per almeno due settimane, per scongiurare una catastrofe", conclude.