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L'insostenibile situazione nella baraccopoli di San Ferdinando 

  • Da mesi l'insediamento dove vivono i braccianti stranieri è abbandonato a se stesso, e la situazione è sempre più precaria
  • Il 23 gennaio una delegazione guidata dal vescovo di Lamezia Terme, Giuseppe Schillaci, ha visitato la baraccopoli di San Ferdinando, vicino a Rosarno, in provincia di Reggio Calabria. Lì vivono centinaia di lavoratori stranieri impegnati, in questo periodo, nella raccolta degli agrumi. Uscendo il vescovo ha detto: «C’è da rimanere scioccati».

    Con lui c’erano rappresentanti della Caritas e di associazioni di volontariato. Al termine della visita del vescovo, un delegato della Caritas ha letto un comunicato: «Chiediamo non risposte emergenziali che creino “ghettizzazione”, ma un’accoglienza diffusa dove ogni persona può essere sostenuta». Il ghetto di San Ferdinando esiste da 12 anni: è stato una tendopoli, poi sgomberata, che si è trasformata in baraccopoli con costruzioni in legno e lamiera, poi di nuovo in tendopoli e ancora in baraccopoli.

    Sempre fatiscente: i braccianti, spesso arruolati e sfruttati dai caporali per il lavoro nei campi, vivono in condizioni di abbandono.

    I servizi essenziali come elettricità, acqua calda, smaltimento rifiuti, manutenzione dei servizi igienici sono del tutto assenti. D’inverno chi vive nelle tende o nelle baracche si riscalda con bracieri o stufe improvvisate, le persone sono ammassate in ambienti piccoli, spesso in otto o anche di più per tenda. Gli incendi scoppiano di frequente: l’ultimo, nella notte del 31 dicembre, ha distrutto venti baracche. Ha scritto l’associazione NoCap: «È stata messa a rischio la vita di mille persone. È inaccettabile che, nonostante tutte le risorse investite negli ultimi anni, esistano e proliferino ancora realtà del genere». Il 27 gennaio 2018 morì in un incendio la 26enne nigeriana Becky Moses. Nel febbraio del 2019 in un incidente analogo morì il lavoratore senegalese Moussa Ba.

    «La tendopoli», spiega al Post Alice Tarzariol, coordinatrice del progetto Terra Giusta del MEDU, Medici per i diritti umani, «veniva data dal comune in gestione a varie cooperative. Da molti mesi non è più così, la tendopoli non è più gestita da nessuno. L’obiettivo dichiarato dal comune di San Ferdinando era quello dello smantellamento della tendopoli ma non è stata offerta nessuna soluzione alternativa. Il risultato è che da tendopoli l’insediamento si trasformando ancora una volta in baraccopoli. Non riusciamo nemmeno a capire quante persone ci vivano; prima c’era un ingresso, con un minimo di controllo, ora non più».ù

    Molti degli amministratori locali e dei funzionari entrati nel campo il 23 gennaio a seguito del vescovo erano presenti anche a un’altra visita, avvenuta dopo il 6 marzo 2019, giorno in cui fu eseguito lo sgombero voluto dall’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini. La maggioranza degli abitanti della baraccopoli fu spostata in una tendopoli qualche centinaio di metri più in là, molti altri si dispersero nelle campagne intorno. Le tende vennero tolte ma subito dopo sorsero di nuovo le baracche. Va avanti così di anno in anno, a ciclo continuo, senza che venga adottata una soluzione dignitosa e permanente. Il sindaco di San Ferdinando, Andrea Tripodi, ha detto che il sito «è abbandonato alla più totale anarchia».

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