«Essere donne non significa mettersi tacchi a spillo o la gonna: puoi uscire anche coi pantaloni e sentirti dire “buongiorno signora”. Sta tutto in come ti poni», considera la professoressa, che nel suo presente, come nel suo passato, non ha mai indossato abiti sgargianti e vistosi, puntando sempre sulla sobrietà, anche «per fare abituare i miei allievi all’idea che il loro professore fosse diventata una prof».
Anche a scuola la sua scelta è stata accolta con naturalezza. «Certo i commenti stupidi non mancano mai, però sono stati davvero pochi. Nella fase della transizione, ho iniziato con piccole cose: un giorno indossavo gli orecchini, un altro mettevo lo smalto. Si sono subito abituati e anche senza domande dirette, hanno compreso la mia situazione», ammette l'insegnante, che per la sua scelta non ha mai subito atti di violenze verbale, anzi «mi hanno supportata, fatta sentire parte di loro...quando mi sono presentata vestita da donna mi hanno mandato messaggi WhatsApp per incoraggiarmi. La stessa cosa è successa con la dirigente scolastica».