"Gli ospedali si riempiono, troppi muoiono per tumori e infarti nell'anonimato" News

"Gli ospedali si riempiono, troppi muoiono per tumori e infarti nell'anonimato"

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Dopo due anni l’aspettativa del professore era che sarebbe cambiata la capacità di questa pandemia di mettere in difficoltà il sistema sanitario italiano. Invece la situazione è ancora emergenziale nelle strutture e a pagare sono soprattutto pazienti con malattie tempo dipendenti, come i tumori: “Una diagnosi precoce può voler dire guarigione, una tardiva può essere una condanna a morte”. Cavanna sottolinea che sono in commercio farmaci per bocca per le cure precoci a domicilio del Covid, dunque “si sviluppino protocolli diagnostico/terapeutici su base scientifica per le cure domiciliari e si raccolgano i dati e si faccia ricerca. La cura precoce domiciliare deve prevedere un approccio multidisciplinare tra medici del territorio, medici specialisti ospedalieri, medici delle unità speciali di continuità assistenziale. L’obiettivo deve essere quello di ridurre i ricoveri e lasciare liberi gli ospedali per pazienti non Covid”.

Una raccomandazione anche sui vaccini: non vengano dirottati i medici degli ospedali negli hub vaccinali, sottratti ad attività fondamentali come la diagnostica  con conseguente impatto molto negativo sui tempi di diagnosi: “Si chiamino medici pensionati, si dia l’incarico a medici militari”. La carenza di personale, dirottato nei reparti Covid, diventa un problema: “L’oncologia è tra le branche più trasversali. Abbiamo bisogno del gastroenterologo, del pneumologo, del radiologo, del cardiologo, del chirurgo… Se più reparti vengono convertiti in Covid per accogliere più pazienti, se più personale viene investito su quel fronte, l’attività oncologica si riduce”. L’allarme è stato lanciato anche dalla Società italiana di chirurgia (Sic) per la drammatica riduzione degli interventi che nelle regioni vanno dal 50 all′80%: spesso non è possibile operare neanche i pazienti con tumore perché non si ha la disponibilità del posto di terapia intensiva nel postoperatorio. “Le aziende sanitarie sono costrette a destinare ampi spazi di ricovero ai pazienti Covid e le terapie intensive sono in gran parte occupate da pazienti principalmente no vax”, spiega la Sic, “si assiste all’aggravamento delle patologie tumorali che spesso arrivano tardi in ospedale ormai inoperabili”. I posti letto di chirurgia sono dimezzati, le terapie intensive riconvertite per i pazienti Covid, infermieri e anestesisti delle sale operatorie trasferiti ai reparti Covid.

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