Una disputa legale di proporzioni significative è emersa a seguito di un episodio del Pulp Podcast, che ha visto coinvolto il rapper italiano Fedez. Al centro della controversia vi è una denuncia per diffamazione aggravata mosso contro il cantante e Mr. Marra, relativa a commenti fatti durante il podcast riguardanti i cosiddetti Epstein files.
L'imprenditore che ha presentato la querela, secondo le informazioni riportate dal Corriere della Sera, ha intrapreso azioni legali a causa di dichiarazioni e insinuazioni che avrebbero danneggiato la sua reputazione. Egli ha specificamente contestato l'associazione del suo nome con lo scandalo Epstein, negando qualsiasi coinvolgimento e sottolineando le sue attività nel settore della moda e immobiliare, nonché i suoi legami con l'ex presidente USA, Donald Trump.
Paolo Zampolli, l'imprenditore in questione, ha indicato che la sua visibilità pubblica rende particolarmente nocive le associazioni con scandali. Ha citato post sui social media e parti specifiche del podcast che lo hanno spinto a prendere provvedimenti legali. Tra i contenuti contestati, vi è un post su Instagram che lo descriveva in termini molto negativi collegati agli Epstein files.
Ulteriori complicazioni sono emerse quando il New York Times ha riportato che Zampolli avrebbe contattato l'ICE per influenzare la situazione legale della sua ex compagna, Amanda Ungaro, per questioni legate alla custodia del figlio. Tuttavia, l'imprenditore ha respinto queste affermazioni, descrivendo la notizia come inaccurata e strumentalizzata.
Nella seconda parte della vicenda, l'avvocato di Zampolli, Maurizio Miculan, ha parlato di dichiarazioni 'false e gravemente diffamatorie', avanzando una richiesta di risarcimento danni di 5 milioni di euro. Questa somma è giustificata, secondo la difesa, dalla notorietà internazionale dell'imprenditore e dall'impatto delle accuse sulla sua immagine pubblica.
Dall'altra parte, la difesa di Fedez si basa sul diritto di cronaca. I suoi avvocati affermano che il rapper si è limitato a riportare informazioni di pubblico dominio e dichiarazioni di terze parti, senza formulare giudizi personali o accuse dirette. Questa posizione, sostengono, dovrebbe escludere la possibilità di diffamazione, aprendo la strada a una battaglia legale che dovrà definire i confini tra informazione, opinione e responsabilità mediatica.