Addio a Monica Vitti, icona assoluta del cinema italiano del '900 Ultima ora

Addio a Monica Vitti, icona assoluta del cinema italiano del '900

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Scelse un nome d'arte con cui rimpiazzare il nomignolo di "Setti vistini" con cui la chiamavano amici e familiari per la sua capacità di cambiarsi in fretta e furia come un personaggio di Fregoli. Un cognome che le ricordasse la madre amatissima (Adele Vittiglia) e un nome che le "suonasse bene" e non andasse ancora di moda. Il debutto al cinema nel '55 con un piccolo ruolo nell'"Adriana Lecouvreur" di Guido Salvini a fianco di mostri sacri come Valentina Cortese, Gabriele Ferzetti e Memo Benassi, ma 5 anni dopo si incarna nella silenziosa musa di Antonioni per il primo dei quattro film che vanno sotto il segno dell'"incomunicabilità": "L'avventura". Nei successivi quattro anni diventerà una diva internazionale grazie a titoli indimenticabili come "La notte", "L'eclisse", "Deserto rosso", ma l'incontro con Antonioni data già dal 1957 quando presta la voce a Dorian Gray ne "Il grido".

Tutti i grandi registi internazionali la vogliono anche perché oltre a un volto bellissimo e misterioso sfoggia una voce roca e pastosa che (proprio come Claudia Cardinale negli stessi anni) afferma una diversità dalla scuola tradizionale di dizione. Negli stessi Anni 60 si è cimentata più volte con la tv ed ha avuto un riconoscimento speciale con la partecipazione alla tormentata giuria del festival di Cannes del 1968 quando si dimette dal suo ruolo in solidarietà ai contestatori della Nouvelle Vague.

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