Le indagini sulla scomparsa di due sorelle in Abruzzo hanno portato alla luce una serie di dettagli che delineano una situazione sempre più intricata. Dopo aver ritrovato le ragazze in un appartamento a Formia, gli investigatori stanno ora cercando di capire ogni aspetto della loro fuga e se ci fossero altri complici oltre a quelli già arrestati.
Fin dall'inizio, gli investigatori hanno sospettato che la fuga delle minorenni non fosse stata improvvisata, ma preparata con cura. Ulteriori elementi raccolti confermano che la strategia era stata pianificata nei minimi dettagli ben prima della realizzazione.

Sorelline scomparse e ritrovate, le dieci sim e il piano ben preparato
Il procuratore di Sulmona, Luciano D’Angelo, ha evidenziato l'acquisto di dieci schede telefoniche il giorno dopo la sentenza che modificava la custodia delle ragazze, passando dal padre Stefano Di Giacinto alla madre Valentina D’Acunto. Le sim, acquistate illegalmente a Napoli, sono state attivate nei giorni precedenti la scomparsa, confermando la premeditazione del piano.

Le intercettazioni telefoniche sono state cruciali per risolvere il caso, rivelando contatti e movimenti che suggeriscono il coinvolgimento di altre persone. L'inchiesta rimane aperta per verificare il possibile coinvolgimento di altri individui oltre a Vincenzo Esposito, compagno della madre, e Marco D’Acunto, il nonno delle ragazze.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, le sorelle hanno lasciato la casa famiglia di notte, raggiungendo una piazza dove erano attese dal nonno e dal compagno della madre. Da lì, hanno viaggiato verso Formia, dove sono rimaste nascoste per circa quindici giorni nell'appartamento di una lontana parente, Sofia, che ha dichiarato di non aver fatto domande credendo di non commettere reato.

L'avvocato Enrico Mastantuono, dopo gli interrogatori dei tre arrestati, ha affermato di continuare a difenderli, sottolineando il proprio impegno professionale nonostante le circostanze. Nel frattempo, l'avvocato civilista Giuseppe D’Amici ha deciso di ritirarsi dal caso, citando motivi etici e personali.
In carcere, Vincenzo Esposito e Marco D’Acunto hanno trascorso la loro prima giornata in isolamento, mentre Valentina D’Acunto, detenuta a Teramo, è rimasta in silenzio. Tuttavia, è pronta a fornire la sua versione dei fatti davanti ai magistrati, descrivendo il gesto come nato da un 'amore malato' piuttosto che da intenzioni criminali.