Arrestato per l'omicidio di una bambina di due anni: svolta nell'indagine Cronaca

Arrestato per l'omicidio di una bambina di due anni: svolta nell'indagine

Il tragico caso di Beatrice, una bambina di soli due anni trovata morta a Bordighera il 9 febbraio 2026, ha preso una svolta drammatica con nuovi sviluppi investigativi. Inizialmente, la vicenda sembrava avvolta in circostanze misteriose, soprattutto a causa delle condizioni in cui il corpo è stato scoperto e delle prime dichiarazioni della madre.

Quella mattina, i soccorritori furono allertati dalla madre che segnalava difficoltà respiratorie di Beatrice. Tuttavia, al loro arrivo, si trovarono di fronte a una scena ben più grave: la bambina era già deceduta, con evidenti segni di violenza sul corpo.

Scene dell'intervento dei carabinieri

Le indagini preliminari rivelarono che la morte non era recente, ma risaliva a diverse ore prima, probabilmente durante la notte. La madre, interrogata, attribuì le ecchimosi a una caduta accidentale nei giorni precedenti e raccontò di aver passato la notte con le sue tre figlie e il nuovo compagno, per poi rientrare a casa la mattina seguente.

Le discrepanze nel racconto della madre, insieme a filmati di sorveglianza e testimonianze, portarono inizialmente all'arresto della donna, anche se il giudice non convalidò l'arresto, optando per una custodia cautelare in carcere.

Bordighera, luogo del tragico evento

Secondo il gip di Imperia, la madre avrebbe viaggiato con la figlia già morta prima di chiamare i soccorsi, focalizzando l'attenzione su quanto accaduto prima della segnalazione. L'autopsia rivelò numerose lesioni e un trauma cranico come cause del decesso, smentendo la versione della caduta accidentale e complicando la situazione investigativa.

La svolta investigativa è arrivata con l'arresto di Manuel Iannuzzi, 42 anni, compagno della madre. Accusato di maltrattamenti aggravati dalla morte, la sua detenzione ha segnato un punto cruciale nell'indagine. Anche la madre è accusata dello stesso reato.

I carabinieri del Ris di Parma hanno giocato un ruolo chiave, trovando tracce di sangue nell'auto e nella residenza del compagno a Perinaldo. Questi elementi, insieme ai risultati dell'autopsia e alle testimonianze, hanno rafforzato le accuse contro i due, portando l'indagine verso una fase decisiva.

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