Nel 2026 si è verificato un ritorno inatteso di una malattia che si credeva quasi estinta: la difterite. Un giovane di 22 anni, originario del Bangladesh, è stato ricoverato in condizioni critiche presso il reparto di malattie infettive dell’ospedale universitario di Padova, dando il via a un intervento sanitario urgente e complesso.

Ricovero in isolamento a Padova per un giovane con difterite grave
Il paziente, attualmente in isolamento, è stato sottoposto tempestivamente alla somministrazione del siero antitossico, ottenuto grazie al centro antiveleni di Pavia, unico punto di distribuzione rapido in Italia. La diagnosi è stata confermata con esami microbiologici effettuati dall’unità di microbiologia e virologia dell’ospedale padovano. Inoltre, il trattamento antibiotico è stato avviato immediatamente, mantenendo il giovane sotto stretto controllo medico per monitorarne l’evoluzione clinica. L’intervento rapido è stato fondamentale, poiché la tossina della difterite può danneggiare organi vitali come cuore, reni e sistema nervoso.
Indagine epidemiologica e profilassi per i contatti stretti
Il servizio di igiene e sanità pubblica dell’Ulss 6 Euganea ha condotto un’indagine approfondita per identificare tutte le persone entrate in contatto con il paziente. Sono state individuate circa cento persone, inclusi contatti stretti e colleghi di lavoro, sulle quali è stata immediatamente attivata una profilassi antibiotica della durata di una settimana, con adesione totale. Parallelamente, è stato istituito un monitoraggio clinico continuo per prevenire ulteriori complicazioni o diffusione dell’infezione.
Difterite: caratteristiche, trasmissione e diffusione in Italia
La difterite è una grave infezione batterica altamente contagiosa, causata da ceppi produttori di una potente tossina esotossica che può causare danni locali e sistemici. Questa tossina, bloccando un fattore essenziale per la sintesi proteica delle cellule, provoca la morte cellulare e può compromettere più organi. Le forme più comuni di presentazione sono la difterite respiratoria, con sintomi come angina pseudomembranosa, febbre, linfonodi ingrossati e edema del collo (noto come "collo di toro"), e la forma cutanea, caratterizzata da ulcere con pseudomembrane grigiastre su arti e altre zone della pelle. Entrambe le manifestazioni possono coesistere nello stesso paziente.
I sintomi della difterite respiratoria si manifestano generalmente dopo un’incubazione di 2-5 giorni e includono mal di gola, raucedine, febbricola, formazione di membrane bianco-grigiastre sulle tonsille, edema del collo, difficoltà respiratorie e di deglutizione, oltre a grave astenia. Nei bambini possono aggiungersi nausea, vomito e cefalea. Il contagio avviene tramite goccioline respiratorie o contatto diretto con secrezioni infette.
Tra il 2018 e il 30 settembre 2026, l’Istituto Superiore di Sanità ha confermato 16 casi di difterite in Italia, molti dei quali associati a viaggi recenti all’estero. Il rischio è più alto per chi proviene o è venuto a contatto con persone provenienti da aree endemiche come Africa, Sud-est asiatico, Medio Oriente, Haiti e Brasile. Nel 2026 si sono verificati diversi casi, inclusi due casi respiratori (uno fatale in una bambina non vaccinata di 4 anni) e casi cutanei in persone ospitate in centri di accoglienza con viaggi recenti all’estero.