Il passaggio nascosto sotto la città
Le indagini condotte subito dopo la fuga hanno portato alla luce l’ingegnosità con cui la banda ha organizzato la rapina. Grazie al lavoro di esperti del sottosuolo, guidati da Gianluca Minin, è stato scoperto un tunnel di circa venti metri che collegava la banca alla rete fognaria cittadina. Questo condotto, con un diametro di circa un metro, ha offerto ai ladri una via di fuga sicura, consentendo loro di sparire con un bottino stimato in diversi milioni di euro. All’interno del tunnel è stato rinvenuto anche un generatore elettrico, consumato dall’umidità, segno che i lavori di scavo potrebbero essere durati settimane o mesi. Questa rete sotterranea dimostra come la profonda conoscenza dei meandri di Napoli rappresenti un vantaggio strategico per chi agisce nell’ombra, sfuggendo al controllo delle autorità e della popolazione.
Selezione mirata del bottino
Un ulteriore elemento che si è delineato è la meticolosità con cui sono state scelte le cassette di sicurezza da svaligiare. La banda ha evitato un approccio indiscriminato, concentrandosi su oltre cento cassette appartenenti a clienti storici provenienti dalla filiale di via Scarlatti, poi unita a quella di piazza Medaglie d’Oro. Al contrario, i preziosi conservati nelle casseforti principali della filiale attaccata sono rimasti intatti. Questo indica una conoscenza approfondita della disposizione interna della banca e della sua logistica. Mentre fuori si svolgeva la preoccupata processione dei clienti in cerca di notizie sui propri risparmi, la polizia scientifica lavorava per raccogliere ogni traccia lasciata nel sottosuolo, tentando di dare un volto ai criminali che, con una mano offrivano acqua agli ostaggi e con l’altra svuotavano i forzieri della città.
