Nel cuore di Milano, dopo i violenti scontri avvenuti tra sabato e domenica, i genitori dei ragazzi fermati si sono ritrovati davanti alla Questura, condividendo emozioni contrastanti tra rabbia, delusione e preoccupazione.

La tensione fuori dalla Questura
Padri e madri, italiani e stranieri, arrivano con qualsiasi mezzo, da Suv a treno o metropolitana, per riprendere i propri figli. Questi ragazzi, spesso di seconda generazione, sono stati accompagnati in Questura dopo i disordini scoppiati in piazza Italia il 17 e 18 ottobre. Le testimonianze raccolte da importanti testate riportano sentimenti forti: incredulità, disperazione e rabbia si mescolano nei racconti dei genitori.
Molti hanno scoperto della presenza dei figli in Piazza Duomo guardando video sui social. Tra loro, alcune mamme e padri non esitano a definire i figli "pirla" o a esprimere dure parole di rimprovero, sottolineando che se hanno sbagliato, dovranno affrontarne le conseguenze. Una notte interminabile trascorsa a cercare i propri cari che non facevano ritorno a casa.
Le storie dietro le famiglie
Tra le tante, emerge la storia di una madre milanese che lascia la sua Jeep parcheggiata in divieto pur di riabbracciare il figlio. C’è anche un padre romeno che, dopo 30 anni di sacrifici in Italia, si mostra profondamente deluso e senza giustificazioni: “Se ha sbagliato, pagherà” dice con amarezza.
Un tunisino arrivato in Italia da quattro anni mostra un video TikTok in cui si vede il figlio, di 17 anni, portato via dalla polizia. Anche il fratellino più giovane è stato fermato. “Dovevano andare a scuola, non so cosa sia successo. Mi avevano detto che erano in Duomo” racconta con preoccupazione.
Le parole di padri e madri
Un padre egiziano confida di aver scoperto solo la sera che il figlio non era rientrato e che era in centro con gli amici. Una mamma marocchina condivide un’esperienza simile: il figlio le aveva detto di essere in Duomo con un amico, dove c’era confusione, probabilmente si è trovato coinvolto senza volerlo.
Chi nega le accuse
Non mancano i ragazzi che affermano di non aver commesso nulla. Hassan, ad esempio, lamenta le 19 ore trascorse in Questura e dice di essere stato fermato mentre usciva dalla metro per curiosità, non per aver partecipato agli scontri. Tommaso racconta di essere stato coinvolto per aver cercato di aiutare un cugino fermato: “Eravamo in 28 in cella, ci hanno dato da mangiare e bere, ma le coperte non bastavano”.
Reazioni dure e sentimenti contrastanti
Un padre italiano accoglie il figlio con parole molto severe: "Sarei stato contento se ti avessero spaccato la testa, la spaccherei io". Alcuni giovani sembrano quasi trovare un certo spirito di sfida, raccontando di ore passate in Questura con altri ragazzi, con alcolici nascosti e tante storie da condividere.
Altri genitori, come quello arrivato da Parma, sono stupiti perché il figlio non era tornato insieme agli amici. La telefonata della polizia nel cuore della notte li ha informati della necessità di un avvocato, con il rischio che il ragazzo finisca in carcere.
Il caso della mamma ucraina
Snizhana, madre ucraina in Italia dal 2005, racconta la sua difficoltà nel crescere i figli da sola. Suo figlio, di 14 anni e mezzo, è tra i fermati durante le proteste. Ha scoperto l’arresto tramite un video mostrato dal fratello e dalla comunicazione ufficiale della Questura, che l’ha avvisata della necessità di un avvocato per il ragazzo, che rischia il carcere.
La donna confessa di non sapere che il figlio fosse venuto in centro a Milano, accompagnato dagli amici e compagni di scuola. Era la sua prima volta in città e, nonostante fosse un bravo ragazzo dedito agli studi, probabilmente è stato trascinato da cattive influenze. Ora desidera solo stringerlo a sé e incoraggiarlo a fare la cosa giusta.