Scontri a Milano, i genitori dei fermati rompono il silenzio: “Mio figlio? Ecco cosa gli farei” Cronaca

Scontri a Milano, i genitori dei fermati rompono il silenzio: “Mio figlio? Ecco cosa gli farei”

In seguito agli scontri verificatisi tra il 17 e 18 ottobre durante la manifestazione "Italia in piazza", davanti alla Questura di Milano si sono radunati i genitori dei giovani fermati dalle forze dell'ordine. L'atmosfera è carica di ansia e confusione, con molte famiglie che hanno appreso del coinvolgimento dei loro figli solo tramite video diffusi sui social o telefonate improvvise nella notte.

Genitori davanti alla Questura di Milano

L'attesa fuori dalla Questura in via Fatebenefratelli

Le testimonianze raccolte da diverse testate descrivono una scena di attesa e preoccupazione davanti agli uffici di polizia in via Fatebenefratelli. Famiglie provenienti da varie località hanno raggiunto il luogo con mezzi diversi, sperando di ricevere informazioni sui loro figli, portati negli uffici dopo i disordini nel centro della città.

Le versioni dei genitori differiscono: alcuni affermano di non essere stati messi al corrente della presenza dei ragazzi in piazza Duomo, mentre altri dicono che i figli avevano semplicemente comunicato di essere usciti con amici o di trovarsi in centro.

“Se ha sbagliato, dovrà assumersi le responsabilità”

Le famiglie si dividono tra rabbia e delusione. Un padre di origine rumena, residente in Italia da anni, ha espresso un giudizio severo senza giustificazioni, sottolineando che se verranno confermate responsabilità, i figli dovranno rispondere delle loro azioni. Altri genitori si sono mostrati critici, manifestando una netta distanza rispetto agli eventi che hanno coinvolto i giovani fermati.

Le posizioni personali dei ragazzi restano da chiarire nelle sedi opportune, mentre i familiari attendono sviluppi.

Notizie arrivate attraverso i social e difficoltà nei contatti

In più di un caso, i genitori hanno scoperto il fermo dei figli grazie a video pubblicati online. Un padre tunisino ha raccontato di aver visto su TikTok immagini del figlio sedicenne che veniva portato via dagli agenti. Anche il fratello minore sarebbe stato portato in Questura. Altri genitori hanno vissuto ore di angoscia cercando invano di mettersi in contatto con i ragazzi.

Una madre ha riferito che il figlio le aveva detto di essere in Duomo con un amico, dove si respirava confusione. Un padre egiziano ha appreso solo al rientro a casa che il figlio non era presente.

I giovani negano ogni coinvolgimento nei disordini

Alcuni dei ragazzi intervistati hanno negato di aver preso parte a violenze o danneggiamenti. Hassan, proveniente da San Zenone al Lambro, ha spiegato di essere andato in centro spinto dai video degli scontri visti sui social il giorno precedente, ma di essere stato fermato subito dopo essere uscito dalla metropolitana.

Anche Tommaso ha dichiarato di non aver commesso alcun atto illecito, affermando di essersi avvicinato solo mentre un cugino veniva fermato. I giovani hanno raccontato ai giornalisti le condizioni vissute nelle stanze di sicurezza, ma queste dichiarazioni non determinano ancora le responsabilità individuali, che saranno accertate dalle autorità competenti.

Il caso del quattordicenne e la tutela legale

Tra le famiglie presenti c’era anche una madre ucraina, residente in Italia dal 2005, con un figlio di 14 anni e mezzo tra i fermati. La donna ha scoperto la situazione grazie a un video condiviso dal fratello e successivamente è stata contattata dalla Questura.

Il ragazzo, secondo la madre, era uscito con amici e compagni di scuola ed era atteso a casa. Descritto come un giovane senza precedenti problemi, la donna ha dichiarato la volontà di incontrarlo per chiarire quanto successo. Al momento non emergono dettagli specifici sulle accuse mosse.

Le indagini proseguono, presunzione di innocenza per i fermati

Le testimonianze raccolte all’esterno della Questura riflettono il clima teso delle ore successive agli scontri milanesi: da una parte, i familiari in cerca di risposte; dall’altra, la necessità che eventuali responsabilità vengano accertate. Per i giovani coinvolti resta valida la presunzione di innocenza fino a eventuali decisioni giudiziarie.

Il quadro completo degli eventi, il numero esatto dei partecipanti e le singole posizioni sono ancora oggetto di indagine da parte della polizia e della magistratura. Nel frattempo, le storie delle famiglie mettono in luce l’aspetto umano di una vicenda che ha lasciato molte persone nell’incertezza per tutta la notte.

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