La questione delle pensioni è sempre al centro del dibattito, tra possibili aumenti e la revisione dell'Irpef. Tuttavia, nonostante le aspettative positive, i pensionati dovranno affrontare una realtà meno piacevole. Infatti, a marzo 2026, il loro assegno pensionistico potrebbe essere più basso a causa delle trattenute fiscali annuali.
Questo decremento non è dovuto a nuove imposte, ma al ritorno delle trattenute per le addizionali regionali e comunali, che si aggiungono alle tasse già esistenti. Con l'arrivo della primavera, si riprende il prelievo delle addizionali locali, sia per i saldi dell'anno precedente sia per gli acconti dell'anno in corso, influenzando direttamente l'importo netto delle pensioni.

Le addizionali regionali sono detratte dall'Inps solamente a saldo, per l'anno successivo a quello di riferimento, con rate che si estendono da gennaio a novembre. Nel 2026, quindi, i pensionati stanno pagando le addizionali dovute per il 2025, subendo una riduzione che persiste per la maggior parte dell'anno.
Per quanto riguarda le addizionali comunali, queste vengono applicate sia a saldo per l'anno precedente sia in acconto per l'anno corrente. Inizialmente, il 30% dell'imposta totale viene trattenuto nell'anno di riferimento, con il restante 70% che viene recuperato l'anno seguente. I pagamenti di saldo si susseguono da gennaio a novembre, mentre gli acconti partono da marzo a novembre.
A marzo, quindi, entra in gioco l'acconto del 30% sull'addizionale comunale per il 2026. L'impatto di questa trattenuta varia a seconda del Comune di residenza. A Roma, per esempio, l'aliquota è dello 0,9%, con un'esenzione per chi ha un reddito fino a 14.000 euro annui. Con una pensione lorda di 1.500 euro, l'addizionale comunale annua a Roma è di 162 euro, corrispondente a una trattenuta mensile di 5,40 euro a partire da marzo. A Milano, l'aliquota è dello 0,8% e la soglia di esenzione sale a 23.000 euro: chi percepisce 1.500 euro lordi non paga nulla, mentre con una pensione di 2.500 euro lordi, l'addizionale annua è di 240 euro, con una decurtazione mensile di circa 8 euro.