Il panorama politico si trasforma rapidamente, soprattutto quando si avvicinano eventi significativi come il referendum sulla giustizia, previsto per il 22 e 23 marzo 2026. Quello che sembrava un argomento di nicchia ha iniziato a scaldare gli animi, dividendo l'opinione pubblica in maniera sempre più marcata.
Con l'approssimarsi della data, i dati emersi dai sondaggi indicano una competizione serrata: mentre un fronte sembra mantenere un leggero vantaggio, l'opposizione non è da meno, facendo sentire forte la sua presenza.

Il vantaggio c'è, ma la distanza si riduce
La piattaforma Human Data, che combina analisi di sondaggi tradizionali e flussi di dati dai social media, mostra che il Sì è in vantaggio con il 53% contro il 47% del No. Nonostante ciò, la differenza si sta assottigliando, e l'atmosfera è sempre più polarizzata.

Le ragioni del Sì: una giustizia più equilibrata
I sostenitori della riforma enfatizzano la necessità di una separazione delle carriere e una maggiore terzietà del giudice. Questi argomenti trovano eco anche nella tutela dell'imputato e nella responsabilità civile dei magistrati, tematiche calde nel dibattito italiano.
Le preoccupazioni del No: l'influenza politica
Chi si oppone alla riforma teme principalmente un aumento del controllo politico sui pubblici ministeri, il che potrebbe compromettere la loro indipendenza. Il referendum è percepito anche come uno scontro diretto con le scelte del governo attuale, con critiche che includono il metodo del sorteggio per la selezione dei magistrati.
La sorpresa online: il No prevale sui social
Sebbene i sondaggi diano il Sì in vantaggio, sui social network è il No a dominare. Secondo Human Data, i contenuti contrari alla riforma hanno generato ben ventuno milioni di interazioni, superando i diciassette milioni del fronte favorevole.
Personaggi influenti e la loro impatto nel dibattito
Persone come Alessandro Di Battista e Giovanni Storti sono tra i principali influencer del No, mentre sul lato del Sì emergono figure meno centralizzate ma altrettanto attive.
Da online a offline: la trasformazione del supporto in voti
Resta da vedere se l'ampio sostegno online per il No si tradurrà in una partecipazione effettiva alle urne. La storia dei referendum è piena di colpi di scena, e le prossime settimane saranno cruciali per capire chi riuscirà a mobilitare gli elettori.