Il presidente russo Vladimir Putin ha declinato la proposta di un confronto diretto con Volodymyr Zelensky, sottolineando che non vi sono le condizioni per un incontro tra i due leader. Durante il Forum economico di San Pietroburgo, Putin ha liquidato l’iniziativa ucraina con una risposta secca: «Non c’è motivo di incontrarci». Questo conferma la distanza esistente proprio mentre l’Europa tenta di riaprire il dialogo e gli Stati Uniti annunciano nuovi aiuti militari a Kiev.
Secondo quanto dichiarato dal Cremlino, un confronto diretto avrebbe senso solo dopo un accordo preliminare negoziato dalle delegazioni. Putin ritiene che un incontro immediato servirebbe solo a rallentare l’avanzata russa sul terreno. Da parte sua, Zelensky ha accusato Putin di preferire la guerra rifiutando ogni concreta possibilità di pace.
L'incontro con Schroeder
Durante il suo discorso a San Pietroburgo, Putin ha annunciato un colloquio con l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder, da tempo considerato un interlocutore occidentale vicino a Mosca. Il presidente russo ha definito l’incontro «cordiale e positivo», indicando ancora Schroeder come possibile mediatore per il conflitto.
Questa prospettiva, tuttavia, incontra il sospetto delle capitali europee, considerate le strette relazioni di Schroeder con Gazprom. In passato l’Unione europea aveva escluso il suo ruolo ufficiale nelle mediazioni.
Le condizioni poste dal Cremlino
Dal punto di vista diplomatico, Putin non ha mostrato alcuna apertura sulle richieste fondamentali avanzate da Mosca fin dall’inizio del conflitto. Ha ribadito che la guerra finirà solo quando saranno raggiunti «tutti gli obiettivi» fissati dal Cremlino.
Questi includono il riconoscimento delle zone occupate dalla Russia, il ritiro delle truppe ucraine dalle regioni rivendicate da Mosca e la rinuncia definitiva di Kiev all’ingresso nella Nato, condizioni ritenute inaccettabili da Ucraina ed Europa.
Nel suo intervento Putin ha inoltre elogiato Donald Trump, sostenendo che il conflitto non si sarebbe scatenato se l’ex presidente Usa avesse vinto le elezioni del 2020, posizione già espressa in precedenza sia da Putin che da Trump.
Critiche all’Europa
Oltre agli aspetti militari, Putin ha affrontato la questione economica, respingendo le analisi occidentali che descrivono una Russia indebolita dalle sanzioni. Ha affermato che l’economia russa continua a resistere.
Il presidente ha puntato il dito soprattutto contro le élite europee, accusando le sanzioni di danneggiare più l’Europa che Mosca. Citando il debito pubblico di Italia e Francia, ha sostenuto che sia superiore a quello russo e ha accusato i leader europei di «provocare il caos nei mercati internazionali».
Queste dichiarazioni confermano come, nonostante i recenti appelli alla pace e alla ricerca di compromessi, la posizione russa rimanga sostanzialmente ferma. Mosca continua a chiedere concessioni territoriali e politiche a Kiev, rifiutando qualsiasi negoziato che non parta dalle proprie condizioni.
