La tragica vicenda di Modena, dove Salim El Koudri ha investito una folla con la sua auto, ha scatenato un acceso dibattito. Mentre figure politiche come Matteo Salvini e Roberto Vannacci vedono un chiaro collegamento con il terrorismo, il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha escluso questa pista, aprendo questioni sulle dinamiche di radicalizzazione e disturbi mentali.
Il confronto tra l'attacco di Modena e quello di Nizza del 2016 è inevitabile, entrambi caratterizzati dall'uso di un veicolo contro i pedoni. La discussione si concentra su El Koudri, il cui profilo psicologico oscilla tra radicalizzazione e problemi mentali, un confine spesso difficile da definire.

Roberta Bruzzone, psicologa forense, in un'intervista a Mowmag.com, ha espresso dubbi sulla tesi del terrorismo, sottolineando la scarsa attenzione alla salute mentale in Italia, dove solo il 3% del Fondo sanitario nazionale è destinato a questo settore, ben al di sotto della media europea e dell'Ocse.
Le condizioni di schizofrenia paranoide, come spiegato da Bruzzone, possono portare a percezioni distorte della realtà, dove gli altri sono visti come minacce. L'esperta ha anche evidenziato che tali casi non sono sempre imprevedibili, soprattutto se esistono segnali clinici preesistenti.

Uno dei problemi principali, secondo Bruzzone, è l'interruzione dei percorsi di cura, che può portare a situazioni di estremo pericolo. Ha citato il rischio di perdere il controllo sui pazienti, che possono sfuggire al monitoraggio e compiere atti estremi, come accaduto a Modena.
La psicologa ha anche discusso l'aspetto religioso, non come causa diretta, ma come possibile aggravante in un contesto di grave paranoia. Infine, ha chiarito che in presenza di una schizofrenia paranoide acuta, il soggetto potrebbe non essere in grado di intendere e di volere, escludendo così la possibilità di una condanna penale e suggerendo l'allocazione in strutture specializzate.