Cronaca

Le sanzioni della Russia all'Europa e lo «tsunami» sui prezzi di pane e pasta

Mentre la Casa Bianca e i governi europei cercavano faticosamente di immaginare eventuali sanzioni sulla Russia se avesse invaso l’Ucraina, Vladimir Putin passava all’azione. Ce ne accorgeremo alla prossima ondata di aumenti sui prodotti alimentari di base: farina di grano duro, pane, pasta. È su questi beni che la strategia di destabilizzazione economica ad opera del presidente russo si profila nel modo più chiaro.

L’analisi che sarà presentata oggi a un convegno di Consorzi agrari d’Italia parla di «tsunami» sui prezzi dei derivati del grano, del quale le mosse del presidente russo sono uno dei fattori recenti destinati ad alimentarlo.

In particolare una decisione del Cremlino rappresenta un avvertimento all’Occidente, all’apice delle tensioni sull’Ucraina: il 2 febbraio scorso Mosca ha vietato, per almeno due mesi, l’esportazione nel resto del mondo del fosfato di ammonio e degli altri fertilizzanti azotati prodotti dal metano dei quali la Russia è oligopolista globale.

Il blocco per legge durerà almeno fino all’inizio di aprile, in una fase decisiva per il ciclo produttivo perché sta arrivando il momento nel quale i fertilizzanti devono essere utilizzati nei campi.

E poiché essi rappresentano il 20-25% del costo di produzione del grano, l’impennata recente delle loro quotazioni (più 220% da metà novembre ad oggi) avrà effetti a cascata ben oltre gli aumenti osservati fino ad oggi.

Senza dubbio dietro la scelta della Russia di vietare le esportazioni si trovano ragioni strategiche. Essa arriva due giorni dopo l’incendio, per cause ancora da spiegare, del grande impianto di fertilizzanti azotati della Winston Weaver a Winston-Salem in North Carolina. Dopo la chiusura di quello stabilimento, l’impatto del divieto russo risulterà ancora più efficace nel far crescere l’inflazione in Europa e nel resto del mondo.

Nel frattempo il resto del mondo dovrà rivolgersi ancora più di prima alla Russia per le sue riserve di grano. Anche l’Italia era un acquirente dei fertilizzanti azotati russi, comprati attraverso triangolazioni attraverso la Turchia e l’Egitto proprio per aggirare le sanzioni stesse che l’Unione europea impone da anni su quei prodotti.

Gli effetti ora saranno complessi da gestire, anche perché negli ultimi mesi ha annunciato frenate della produzione l’impianto di Ferrara della multinazionale svedese Yara, proprio a cause dei prezzi sempre più alti del gas naturale. Molte cause contribuiscono naturalmente alla corsa dei listini del metano, dei fertilizzanti, del grano e della pasta.

Ma proprio questi aumenti hanno rafforzato il potere di ricatto di Putin nel perseguire la sua sottile strategia di destabilizzazione economica dell’Europa, mentre ammassava truppe ai confini dell’Ucraina. In gennaio è arrivato il dimezzamento delle forniture di gas naturale all’Italia e altri Paesi europei (come documentato dal Corriere), in febbraio il blocco sui fertilizzanti.

Del resto sono gli stessi prezzi elevati sui listini globali a far sì che il dittatore russo possa accettare minori volumi di esportazioni senza subire eccessivi contraccolpi sui fatturati. Quando questa crisi sarà superata, l’Italia e all’Europa dovranno decidere in quale misura è saggio continuare a fare affidamento su un partner commerciale che ha un’agenda politica precisa: destabilizzare i suoi clienti, che considera alleati da piegare alle sue priorità geopolitiche.