Le ricerche continuano nelle acque delle Maldive, dove il mistero sulla tragica scomparsa di cinque sub italiani si infittisce. Le difficoltà delle operazioni di recupero e i dubbi sulla regolarità dell'immersione nelle grotte di Alimathà sollevano nuovi interrogativi.
Gli esperti stanno tentando di raggiungere la parte più profonda del sistema di grotte, situata a circa 60 metri sotto il livello del mare. In questa area potrebbero ancora trovarsi i resti dei quattro sub dispersi dopo l'incidente avvenuto il 14 maggio. Nonostante l'ambiente ostile, i corpi potrebbero essere relativamente conservati, sebbene influenzati dalla temperatura elevata dell'acqua e dal tempo trascorso sott'acqua.
Questioni di permessi per l'immersione
Recentemente è emerso che solo tre dei cinque sub coinvolti avevano le autorizzazioni ufficiali per partecipare all'immersione, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera. Queste autorizzazioni erano legate a un progetto di ricerca associato alla nave Duke of York, limitato a immersioni tra 0 e 50 metri di profondità. Tuttavia, le grotte di Alimathà si estendono fino a 60 metri, sollevando questioni sulla conformità dell'immersione ai permessi ottenuti.