Garlasco, ufficiali del Ris contestano le analisi di Garofano: “Insensate” News

Garlasco, ufficiali del Ris contestano le analisi di Garofano: “Insensate”

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Per quasi due decenni, l'impronta numero 33 è rimasta un dettaglio marginale tra i vari elementi raccolti nella villetta di via Pascoli, luogo dell'omicidio di Chiara Poggi. Ora, questa traccia è tornata prepotentemente al centro delle attenzioni in una nuova indagine sul caso. Gli investigatori ritengono che potrebbe essere la 'firma' lasciata dall'assassino.

Recentemente, la Procura di Pavia ha rivolto nuovamente l'attenzione su questa impronta, attribuendola ad Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara e nuovamente al centro delle indagini. Questa mossa rappresenta una svolta significativa rispetto alle conclusioni iniziali.

Per l'ex generale del Ris Luciano Garofano, questa traccia non sarebbe riconducibile a sangue o altro materiale organico legato all'omicidio. Nel 2025, Garofano e il dattiloscopista Luigi Bisogno hanno avanzato l'ipotesi che l'impronta fosse semplicemente il risultato dell'accumulo di sudore, una teoria sviluppata per contrastare le analisi dei consulenti tecnici della Procura, Nicola Caprioli e il tenente colonnello Gianpaolo Iuliano.

Secondo i consulenti della Procura, l'impronta 33 corrisponderebbe in 15 punti a quella di Andrea Sempio, portando gli investigatori a contestare fortemente le conclusioni della difesa.

La Procura di Pavia, con a capo Fabio Napoleone e Stefano Civardi, ha deciso di affidarsi a un gruppo di sette ufficiali del Ris per rafforzare l'analisi. Tra questi, il colonnello Matteo Donghi, attuale comandante del Ris di Parma, e lo stesso Caprioli, che considerano l'impronta come una chiara traccia lasciata da materiale organico.

Le parole dei consulenti della Procura sono state molto severe. Il colonnello Iuliano e Caprioli hanno definito l'analisi di Garofano 'palesemente errata, priva di ogni fondamento logico', sottolineando una 'totale mancanza di spirito critico' e un approccio 'del tutto insensato e anacronistico'. Un duro confronto tra esperti del settore che segna un precedente significativo.

Secondo gli specialisti della Procura, l'impronta 33 sarebbe stata lasciata da una mano sporca di materiale liquido organico, che ha reagito con la ninidrina durante i rilievi, evidenziando una colorazione rossastra.

Aldo Mattei, comandante della sezione impronte del Ris di Parma nel 2007, ha confermato l'importanza di quella traccia, ricordando come fosse evidente che si trattasse di una mano destra. Questa testimonianza assume un peso significativo nella nuova indagine sul caso di Garlasco, riportando l'impronta 33 al centro di uno dei casi di cronaca nera più dibattuti degli ultimi decenni.

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