Nuove rivelazioni stanno emergendo dagli atti dell’inchiesta relativa all’omicidio di Chiara Poggi. Tra i documenti depositati dai carabinieri di Milano, nell’ambito delle indagini coordinate dalla Procura di Pavia, spunta il nome dell’ex sostituto procuratore generale Laura Barbaini.
Secondo l’informativa, dopo la riapertura delle indagini nel maggio 2025, la famiglia Poggi avrebbe espresso timori riguardo alla prosecuzione dell’indagine, cercando un modo per fermarla.
Gli accertamenti indicano che proprio Barbaini, già in pensione all’epoca, avrebbe suggerito ai legali della famiglia di rivolgersi formalmente alla Procura Generale di Milano, nel tentativo di ostacolare le attività investigative della Procura pavese.
I carabinieri definiscono questa mossa come un potenziale esercizio di "potere censorio" sull’inchiesta in corso.
Il documento ricostruisce inoltre il passato ruolo di Barbaini nel caso: la magistrata aveva infatti rappresentato l’accusa durante il processo d’appello bis che portò alla condanna definitiva di Alberto Stasi.
Nel 2016, Barbaini gestì anche le prime istanze di revisione del processo avanzate dalla difesa di Stasi, inviando gli atti sia alla Corte d’Appello di Brescia sia alla Procura di Pavia.
Gli investigatori citano pure una nota scritta dalla stessa Barbaini indirizzata al procuratore aggiunto Mario Venditti, riguardante la possibilità di aprire un’indagine su Andrea Sempio, poi archiviata all’epoca.
L’informativa riporta inoltre una conversazione risalente a maggio scorso, dalla quale emerge, secondo i carabinieri, un netto rifiuto da parte della famiglia Poggi verso la nuova inchiesta della Procura di Pavia, espressa con toni particolarmente duri nei confronti degli investigatori.
Questi sviluppi aggiungono ulteriore complessità a un caso giudiziario che, a quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, continua a suscitare divisioni tra magistrati, forze dell’ordine e opinione pubblica.
