In Italia, con l'introduzione del reato di femminicidio, si è sollevato un dubbio riguardo alla possibilità di inquadrare Andrea Sempio sotto questa nuova accusa per l'omicidio di Chiara Poggi. Tuttavia, da un punto di vista legale, ciò non è possibile.
Il motivo risiede nel principio cardine del sistema giuridico italiano, ovvero il divieto di retroattività della legge penale sfavorevole, che impedisce di applicare a fatti passati una normativa introdotta successivamente.
Cosa prevede la norma sul femminicidio
Con la legge n. 181 del 2025, è stato inserito nell'ordinamento il nuovo articolo 577-bis, che definisce il femminicidio come un reato autonomo. Tale disposizione punisce con l'ergastolo chi uccide una donna motivato da odio o discriminazione di genere, oppure in seguito al rifiuto di instaurare o mantenere una relazione sentimentale.
Nel caso di Garlasco, l'ipotesi investigativa suggerisce un movente legato al risentimento per un rifiuto della vittima, circostanza che potrebbe teoricamente rientrare nella nuova fattispecie.
Tuttavia, questa corrispondenza non è sufficiente per qualificare il fatto come femminicidio.
Il principio dell'irretroattività
Il delitto di Chiara Poggi risale al 13 agosto 2007, mentre il reato di femminicidio è stato introdotto solo il 17 dicembre 2025.
La Costituzione italiana, all'articolo 25, sancisce che nessuno può essere punito se non in base a una legge vigente al momento del fatto. Lo stesso principio è ribadito nell'articolo 2 del Codice penale.
Questo significa che un individuo può essere giudicato esclusivamente secondo le norme allora in vigore. Una legge introdotta successivamente, anche se più severa, non può essere applicata retroattivamente.
Quale accusa potrà essere contestata
Se Andrea Sempio sarà rinviato a giudizio e riconosciuto colpevole, la contestazione rimarrà quella di omicidio volontario secondo la legislazione valida nel 2007, eventualmente aggravata dalle circostanze specifiche rilevate dalla Procura.
Il reato di femminicidio non potrà essere usato né per modificare la qualificazione del fatto né per inasprire la pena.
Il valore della garanzia giuridica
Il divieto di retroattività è fondamentale per assicurare la certezza del diritto e il principio di legalità. Ogni cittadino deve sapere in anticipo quali conseguenze penali possono derivare dai propri comportamenti.
Consentire l'applicazione retroattiva di norme più severe comprometterebbe questa tutela essenziale prevista dall'ordinamento democratico.
L’eccezione della legge più favorevole
Il Codice penale prevede una deroga nel caso in cui la normativa successiva risulti più favorevole all'imputato.
Se una condotta non è più considerata reato o la nuova norma prevede una pena più lieve, si può applicare la legge più recente anche per fatti antecedenti alla sua entrata in vigore.
Questa retroattività della legge favorevole evita che una persona sia punita per un comportamento che l'ordinamento valuta in maniera meno severa o non considera più illecito.
Perciò, anche se alcuni elementi della nuova legge sul femminicidio potrebbero sembrare pertinenti al movente ipotizzato nel caso Garlasco, la sua applicazione è giuridicamente esclusa per un reato commesso quasi vent’anni prima della sua introduzione.