Una recente analisi medico-legale curata dalla professoressa Cristina Cattaneo ha sollevato nuovi interrogativi riguardo al famigerato omicidio di Chiara Poggi a Garlasco, generando nuove discussioni sulla dinamica e i dettagli dell'aggressione subita dalla vittima.
Il rapporto evidenzia la presenza di almeno cinque ferite sugli arti superiori di Chiara, che potrebbero indicare un tentativo di difesa durante l'aggressione. Questo dettaglio potrebbe avere un impatto significativo sulla comprensione degli eventi, contrariamente a quanto stabilito in precedenza dalle sentenze giudiziarie.
La consulenza non mira a identificare un nuovo colpevole, ma piuttosto a rivedere l'intero contesto dell'omicidio, influenzando potenzialmente la situazione di Alberto Stasi, già condannato a 16 anni per l'uccisione della sua fidanzata.
La nuova analisi propone che Chiara avrebbe reagito all'attacco, contrariamente a quanto supposto inizialmente, che la ritraeva incapace di difendersi. Questa reinterpretazione suggerisce che la lotta tra Chiara e il suo aggressore potrebbe essere durata tra i 15 e i 20 minuti, un lasso di tempo che mette in discussione la solidità dell'alibi di Stasi, soprattutto in relazione alla sua presenza a Garlasco nel momento del delitto.
Il documento dettaglia inoltre le ferite riportate da Chiara, con particolare attenzione a quelle inflitte alla testa e al corpo, presumibilmente causate da un martello a testa squadrata. Le analisi delle foto autoptiche hanno permesso di identificare ulteriori contusioni e lividi, interpretati come segni di una difesa, sia attiva che passiva.
Secondo il rapporto, la colluttazione avrebbe avuto inizio vicino alle scale d'ingresso della casa, dove Chiara avrebbe ricevuto i primi colpi al viso, per poi tentare di reagire, causando le ferite agli arti superiori. Nonostante le gravi lesioni, la giovane avrebbe continuato a muoversi e a resistere, modificando così l'interpretazione della scena del crimine e riaccentuando l'attenzione sul caso di Garlasco, ancora oggetto di dibattito giudiziario e mediatico quasi vent'anni dopo i fatti.