Il tradimento viene spesso osservato solo attraverso le sue conseguenze: la rottura della fiducia, il dolore, la sensazione che qualcosa di profondo e intimo sia stato spezzato. Ma la psicoterapeuta belga Esther Perel, una delle voci più autorevoli nello studio delle relazioni moderne, dell’intimità e del desiderio, evidenzia un elemento che emerge frequentemente nei casi di infedeltà: una sensazione che definisce “deadness”, ovvero una sorta di “spegnimento emotivo” o “torpore affettivo”.
Il termine può sembrare duro, quasi inquietante, ma descrive qualcosa di molto più silenzioso e graduale. Non significa necessariamente che l’amore sia finito. In molti casi, la persona continua ad amare il partner, a dare valore alla relazione e a riconoscere la storia costruita insieme. Il problema, però, è un altro: la percezione costante che una parte di sé abbia smesso di muoversi, di desiderare, di sentirsi presente e viva.
L’esperta di relazioni Jess Matthews, commentando le ricerche di Perel, spiega che questo stato può nascere sia all’interno della persona sia nella dinamica della coppia. È quella routine che non esplode in grandi litigi, ma che lentamente consuma tutto. Non ci sono scene drammatiche: ci sono piccole assenze quotidiane. Meno dialogo autentico, meno curiosità reciproca, meno intimità, meno sorpresa.