Divieto di consumo di frutti di mare crudi a Napoli a causa dell'aumento dei casi di epatite A News

Divieto di consumo di frutti di mare crudi a Napoli a causa dell'aumento dei casi di epatite A

A Napoli, una tensione palpabile si diffonde ancor prima di leggere i bollettini ufficiali. Nei pronto soccorso si mormora, le chat di famiglia sono in subbuglio, e una domanda risuona tra le vie della città: È davvero così? Da Palazzo San Giacomo, nel frattempo, è stata presa una decisione che altera le abitudini di molti.

La storia inizia dal mare e si snoda attraverso i corridoi degli ospedali, tra attese e telefoni che squillano incessantemente. E con i numeri che salgono vertiginosamente, le autorità non possono più rimanere passive.

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Il sindaco firma l'ordinanza: vietati i frutti di mare crudi

Il sindaco Gaetano Manfredi ha emesso un'ordinanza urgente che proibisce il consumo di frutti di mare crudi a Napoli. La misura, suggerita dal Dipartimento di Prevenzione dell'Asl Napoli 1 Centro, è stata adottata in risposta a un'impennata di casi di epatite A, con una frequenza fino a dieci volte superiore alla media degli ultimi dieci anni e 41 volte maggiore rispetto al triennio precedente.

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Ospedale Cotugno sotto pressione: esaurimento dei posti letto

L'ospedale Cotugno, punto di riferimento per le malattie infettive, è al limite delle sue capacità. I posti letto sono esauriti e i pazienti vengono temporaneamente sistemati su barelle. La direzione sanitaria tenta di gestire la situazione, che rimane tesa nonostante le rassicurazioni ufficiali.

Novella Carannante, vice responsabile del pronto soccorso, conferma che tutti i 120 posti letto sono occupati. Solo ieri, 9 pazienti su 14 in attesa sono stati ricoverati, mentre altre richieste di trasferimento da ospedali vicini come Aversa, Frattamaggiore e Pozzuoli continuano ad arrivare.

La prevenzione è il mantra ripetuto dai medici: il vaccino contro il virus A è considerato l'unico strumento efficace, e si raccomanda alla popolazione di evitare comportamenti a rischio, specialmente a tavola.

Origine del contagio: il mare e le zone sotto osservazione

Giuseppe Iovane, direttore dell'Istituto Zooprofilattico, indica le zone di Nisida, Bacoli e Varcaturo come aree di particolare attenzione, con mitili e ostriche trovati positivi. Sette campioni su 142 sono risultati contaminati, un dato sufficiente per scatenare l'allarme e innescare una serie di misure preventive a Napoli, città in cui le abitudini sono profondamente radicate.

Una possibile causa della contaminazione è la rottura della rete fognaria, aggravata dalle recenti forti piogge. L'acqua contaminata, spostata dalle correnti marine, potrebbe aver diffuso il problema ben oltre le aree inizialmente interessate.

Il bilancio dei contagi continua a salire, con un passaggio da 133 a 154 casi confermati e altri 22 in fase di verifica. L'epidemia, che ha inizio circa due mesi fa, interessa non solo Napoli ma anche altre aree della Campania, in particolare la zona di Napoli 2 Nord.

L'epatite A si trasmette prevalentemente per via oro-fecale, attraverso acqua o alimenti contaminati, o tramite contatto diretto con persone infette. Il periodo di incubazione può estendersi fino a 50 giorni, con sintomi che includono febbre, nausea, dolori addominali e malessere generale.

Oltre al divieto sui frutti di mare crudi, le autorità hanno intensificato i controlli su acque, prodotti ittici e sulla filiera alimentare, con l'obiettivo di interrompere la catena di trasmissione prima che la situazione diventi ancora più critica.

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