Dentro al "carcere dei suicidi"di Pavia, tra degrado e mancanza di personale Cronaca

Dentro al "carcere dei suicidi"di Pavia, tra degrado e mancanza di personale

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Fuori uso anche le sale per i colloqui coi familiari che avvengono nei corridoi violando così il principio che il controllo sugli incontri dovrebbe essere solo ‘visivo’ e non anche ‘uditivo’ perché così sono facilmente ascoltabili. I lavori per restituire uno spazio consono ai contatti tra reclusi e affetti dovrebbero iniziare presto. Anche la scuola in presenza è stata sospesa nonostante il Provveditorato avesse accomunato i detenuti agli studenti ‘fragili’ a cui avrebbe dovuta essere assicurata questa modalità. Nel carcere dove tre uomini di 47, 36 e 37 anni hanno deciso di togliersi la vita, manca anche la polizia penitenziaria, l'organico è ridotto all'osso con soli quattro ispettori presenti. Anche la palestra per gli agenti è inagibile e la caserma con 60 alloggi è danneggiata dalle infiltrazioni con spazi angusti e uno stato di degrado accompagnato da un percepibile odore di muffa.

Decisamente migliore la situazione nel padiglione nuovo che ospita circa 300 detenuti, con una cucina al piano terra moderna e ampia, uno sportello per le pratiche burocratiche e la possibilità, sfruttata da tanti, di frequentare un istituto professionale, a testimonianza che molto della qualità della vita in  un penitenziario dipende dalla dignità dei luoghi che danno anche la possibilità di ‘crearsi’ un futuro attraverso le attività di rieducazione. Uno dei tre suicidi aveva un fine pena vicino, aprile 2023. “Il fatto che si sia ucciso – il commento della garante Cesaris – significa che nel suo futuro vedeva solo il nulla”.

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