Cuore bruciato, la verità sconvolgente emerge dall'inchiesta News

Cuore bruciato, la verità sconvolgente emerge dall'inchiesta

Per oltre tre ore, il cardiologo Giuseppe Limongelli ha testimoniato davanti ai magistrati riguardo uno dei casi medici più sensibili delle ultime settimane. L'indagine riguarda un trapianto di cuore effettuato su un bambino di due anni e mezzo, un intervento che doveva portare speranza ma che, invece, ha sollevato gravi dubbi. Le dimissioni del medico, annunciate pochi giorni dopo l'operazione, insieme alle sue dichiarazioni pubbliche, hanno messo in luce le criticità dell'evento tra Napoli e Bolzano.

Il professore universitario, responsabile fino al 29 dicembre del follow-up dei trapianti pediatrici all'Ospedale Monaldi di Napoli, ha rassegnato le dimissioni sei giorni dopo l'intervento del 23 dicembre, durante il quale è stato impiantato un cuore non funzionante prelevato in Alto Adige.

Le parole del cardiologo: un legame profondo col bambino

Limongelli, che non ha avuto un ruolo diretto nell'operazione chirurgica, seguiva il bambino nel suo percorso clinico. Ha espresso a La Repubblica un forte legame con il piccolo, affermando: «Quel bambino è stato con noi per due anni, lo abbiamo cresciuto». Queste parole evidenziano il legame umano e professionale con il paziente.

Il cardiologo ha suggerito che le sue dimissioni sono state motivate da problemi interni, errori e mancanze di comunicazione tra il team di Napoli e i medici coinvolti nelle fasi preliminari del trapianto.

Gli investigatori stanno esaminando se ci siano state anomalie nella gestione delle informazioni tra i professionisti coinvolti.

Sei indagati nella Procura di Napoli

L'indagine, guidata dall'aggiunto Antonio Ricci e dal pm Giuseppe Tittaferrante, ha visto l'iscrizione nel registro degli indagati di sei operatori sanitari dell'ospedale Monaldi, accusati di lesioni colpose. I magistrati stanno scrutando i dettagli del 23 dicembre, quando il team di Monaldi si è recato a Bolzano per il prelievo del cuore in un espianto multiorgano che ha coinvolto diverse squadre regionali. Il cuore, tuttavia, non ha funzionato come previsto una volta impiantato.

Le indagini proseguono sia a Bolzano, per quanto riguarda le tecniche di espianto e conservazione, sia a Napoli per le fasi di valutazione e impianto dell'organo.

Il trasporto del cuore: l'ipotesi del danno durante il trasferimento

La famiglia del bambino sostiene che il cuore sia stato danneggiato durante il trasporto, a causa dell'uso di ghiaccio secco invece del tradizionale ghiaccio utilizzato per la conservazione. Questa grave accusa verrà esaminata attraverso perizie tecniche e revisioni documentali.

Un aspetto cruciale dell'inchiesta è se vi fossero segni evidenti di danneggiamento dell'organo prima dell'intervento e se tali anomalie fossero state identificate. Gli investigatori stanno analizzando documentazioni cliniche, protocolli di trasporto e ogni altro elemento utile a determinare eventuali errori procedurali o violazioni delle normative.

Un'indagine complessa tra competenze e responsabilità

Il caso è particolarmente complesso per il tempo trascorso dall'evento, quasi due mesi, e il numero di soggetti coinvolti tra diverse strutture. L'espianto multiorgano del 23 dicembre ha richiesto la collaborazione di più team da varie parti d'Italia, necessitando un'accurata analisi delle competenze e delle responsabilità di ciascun gruppo. Allo stesso tempo, l'attenzione è rivolta alle condizioni del bambino, che continua a lottare per la vita. Le indagini tecniche e le testimonianze continueranno nelle prossime settimane per chiarire i dettagli dell'accaduto.

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