Condannato, dopo 30 anni il Dna lo scagiona: caso shock Cronaca

Condannato, dopo 30 anni il Dna lo scagiona: caso shock

Douglas Stewart Carter ha trascorso trent’anni in carcere, in attesa di una condanna a morte, prima che un nuovo test del Dna lo scagionasse completamente. A 71 anni, è stato finalmente rilasciato dal penitenziario dello Utah, dopo che il materiale genetico trovato sulla scena del crimine non ha mostrato alcuna corrispondenza con il suo.

Condannato per l’omicidio di Eva Olesen avvenuto nel 1985, Carter ha sempre dichiarato la propria innocenza, sostenendo che la confessione usata contro di lui fosse stata estorta con la forza. Il recente riesame del caso, supportato da nuove prove scientifiche, ha convinto un giudice a ordinarne la scarcerazione in attesa di un nuovo processo.

L’omicidio di Eva Olesen nel 1985

Il caso risale a oltre quaranta anni fa, quando Eva Olesen, zia di un capo della polizia, fu trovata morta nella sua abitazione dal marito. Il corpo presentava ferite da arma da taglio e da fuoco, con le mani legate dietro la schiena e parzialmente svestito.

Le indagini si concentrarono su Douglas Carter, che venne processato e condannato a morte. Tuttavia, nel tempo, emersero numerosi dubbi legati alla validità delle prove e alla dinamica dei fatti.

Condanna basata su confessione controversa e testimonianze ritrattate

Il processo non poggiava su prove materiali dirette che collegassero Carter al delitto, ma si basava soprattutto sulla sua confessione e sulle deposizioni di due testimoni che affermavano che Carter si fosse vantato dell’omicidio. Carter, di colore, venne accusato di aver ucciso una donna bianca, dettaglio che ha alimentato ulteriori controversie.

Successivamente, quei testimoni ritrattarono le loro affermazioni, alimentando i sospetti su un possibile errore giudiziario. L’anno scorso, la Corte Suprema dello Utah ordinò un nuovo processo, evidenziando irregolarità negli accertamenti iniziali condotti dagli investigatori.

La svolta grazie alle analisi del Dna

La svolta decisiva è arrivata con i risultati di una nuova analisi genetica, ricevuti il 22 settembre. Il Dna proveniente dal sangue trovato sulla maniglia di una porta e dal manico del coltello usato nell’aggressione non corrispondeva a Carter.

Questi elementi, direttamente collegati alla scena del crimine e all’arma del delitto, hanno messo in discussione la validità della condanna originale, spingendo il giudice a disporre la liberazione immediata del detenuto in attesa del nuovo processo.

Carter libero su cauzione ma il caso resta aperto

La scarcerazione non segna la fine del procedimento giudiziario. Carter è stato rilasciato su cauzione e dovrà portare un braccialetto elettronico con Gps fino a quando non si concluderà il nuovo processo.

La famiglia di Eva Olesen si è opposta alla sua liberazione, ma dopo trenta anni in prigione con una condanna a morte, Carter potrà ora affrontare le prossime fasi legali lontano dalle sbarre.

Il nuovo processo si concentrerà sulle testimonianze ritrattate, sulle contestazioni riguardanti la confessione e, soprattutto, sulle evidenze scientifiche emerse dalle recenti analisi del Dna.

Douglas Stewart Carter

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