Negli ultimi tempi, i viaggi internazionali in Europa si trovano in una fase critica a causa delle nuove normative comunitarie che regolano l’accesso ai confini. Queste regole, introdotte con l’intento di migliorare la sicurezza tramite soluzioni digitali, hanno invece generato un gravoso problema logistico, soprattutto per i cittadini britannici, ora considerati viaggiatori di paesi terzi dopo la Brexit. Gli aeroporti si sono trasformati in veri e propri punti di congestione, con tensioni crescenti tra gestori e compagnie aeree, alle prese con una catena di responsabilità che peggiora il funzionamento dei servizi pubblici.
Il sistema digitale di controllo EES
Al centro dei disagi c’è il nuovo sistema europeo EES, progettato per digitalizzare il monitoraggio degli ingressi e delle uscite, soprattutto per chi non appartiene all’area Schengen. Ogni viaggiatore deve sottoporsi all’acquisizione delle impronte digitali e a una foto biometrica ogni volta che attraversa la frontiera. Se da un lato questa procedura mira a semplificare i processi nel lungo periodo, dall’altro ha rallentato drasticamente i controlli, trasformandoli in un collo di bottiglia che impatta pesantemente sull’organizzazione degli aeroporti. I ritardi si verificano sia all’arrivo che alla partenza, con tempi di attesa che possono protrarsi per ore.
Le testimonianze provenienti da scali come Ginevra, Lisbona e Malta descrivono situazioni critiche, dove famiglie con bambini e anziani rimangono intrappolati in lunghe file in ambienti poco adeguati per soste prolungate. A Schiphol, Amsterdam, i passeggeri hanno denunciato attese superiori alle due ore sui social, aggravando la stanchezza generale. Il problema è anche dovuto alla chiusura di varchi per il controllo passaporti, causata da una carenza di personale e da una gestione poco efficiente delle autorità doganali, incapaci di fronteggiare l’aumento del traffico dovuto alle nuove normative.