A oltre due mesi dalla tragica scomparsa di Beatrice, una bambina di soli due anni e mezzo trovata morta in una casa a Bordighera, sono venuti alla luce dettagli inquietanti grazie all'indagine che ha portato all'arresto della madre, Emanuela Aiello, e del suo compagno, Emanuel Iannuzzi. Le sorelle di Beatrice, di otto e nove anni, hanno rivelato ai psicologi e agli investigatori settimane di terrore, maltrattamenti e sofferenze. Queste rivelazioni, fatte in un centro di accoglienza protetto dove sono state ospitate dopo il tragico evento, si sono rivelate cruciali per l'inchiesta diretta dalla Procura di Imperia.
«Non la vedremo diventare grande»
Le audizioni delle giovanissime si sono tenute il 21 aprile, a seguito di un intenso percorso di supporto psicologico. Dagli atti dell'inchiesta si evince che le bambine hanno sostenuto l'intervista in uno stato di marcata sofferenza emotiva, tra lacrime, nervosismo e fazzoletti strappati dall'agitazione. Una frase in particolare ha colpito gli investigatori, riflettendo su Beatrice hanno detto: «Non la vedremo diventare grande», parole che sottolineano la gravità della loro perdita e che hanno segnato uno dei momenti più dolorosi dell'inchiesta.
Una bambina di 9 anni costretta a fare da madre
Dalle deposizioni è emerso come la realtà quotidiana fosse estremamente difficile per la sorella più grande, a soli nove anni incaricata di gestire le sue sorelline in assenza degli adulti. Gli investigatori hanno scoperto che la bambina mandava messaggi alla madre per tenerla informata sulla situazione domestica, cercando di dimostrare di poter occuparsi delle sorelle. In un'occasione avrebbe anche segnalato il pianto disperato di Beatrice, senza trovare altro riscontro che insulti e parolacce.
Le sorelle erano inoltre obbligate a fare le pulizie di casa in preparazione di una festa di Capodanno organizzata dagli adulti.
Le violenze assistite dalle sorelline
Secondo le deposizioni, il contesto familiare era caratterizzato da tensioni continue e, come sostenuto dall'accusa, violenze ripetute nei confronti della piccola Beatrice. Le sorelle testimoniano di aver assistito per settimane alle presunte aggressioni subite dalla bambina. Un episodio in particolare, citato nell'ordinanza del giudice per le indagini preliminari, è stato ritenuto emblematico del clima di controllo e pressione psicologica presente nella famiglia.
La mattina della tragedia
Il momento più tragico è avvenuto la mattina del 9 febbraio, quando Beatrice era già deceduta da alcune ore. Le bambine furono svegliate da Emanuel Iannuzzi, che pronunciò solamente: «È successo un casino». Una di loro notò una coperta rossa tra un armadio e il muro, pensando che sotto ci fosse la sorellina. Tentando di avvicinarsi, fu subito fermata.
Poco dopo, durante il trasferimento a Bordighera, madre e compagno diedero alle bambine una direttiva chiara: «Non dite che lo conoscevate». Nei primi colloqui con gli investigatori, le bambine ripeterono quella versione.
La svolta nelle indagini
Solo attraverso il programma di protezione con psicologi e specialisti, le due sorelle sono state in grado, secondo gli investigatori, di vincere la paura e di raccontare gli eventi degli ultimi mesi. Le loro dichiarazioni sono state fondamentali per ricostruire il contesto della morte di Beatrice, costituendo un pilastro centrale dell'inchiesta che vede imputati Emanuel Iannuzzi e Emanuela Aiello. Le indagini continuano per fare piena luce sulla vicenda, mentre la storia continua a suscitare una profonda emozione per il destino della piccola Beatrice e delle sue sorelle, costrette a fare i conti con una tragedia che le ha segnate per sempre.