Covid, per Matteo Bassetti la pandemia non è finita ma lo scenario attuale non è paragonabile a quello del biennio 2020-2021. «Ad oggi, è più pericoloso il virus dell'influenza», ha spiegato direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova.

«Oggi, se devo scegliere tra curare un paziente con il Covid o con l'influenza, scelgo di curare un paziente con il Covid: ho molte più armi a disposizione, so molto di più e quindi mi sento più tranquillo» – ha spiegato l'infettivologo genovese a 'Un giorno da pecora' su Rai Radio 1 – «Biden ha detto che la pandemia è finita? Sicuramente è finito il Covid come l'abbiamo conosciuto nel 2020 e nel 2021. Il virus è diverso, probabilmente ci dovremo convivere per i prossimi anni e resterà a lungo come una delle prime dieci cause di morte. Ma abbiamo vaccini, farmaci, conoscenze: non è minimamente paragonabile al Covid di inizio pandemia».

Il professor Bassetti parla anche delle mascherine ai seggi in vista delle elezioni politiche di domenica prossima: «Basta, basta, basta. Mi sono rotto le scatole di vedere il viso coperto, la mascherina deve indossarla solo chi è fragile».

Si è parlato poi dell'ipotetica nomina a ministro della Salute. «Mai detto di volerlo fare. Sono contento del lavoro che faccio e voglio continuare a farlo. Poi, se qualcuno me lo chiederà, vedremo. Al momento non mi ha chiamato nessuno e non posso dire sì o no, per ora» – ha spiegato Matteo Bassetti – «Spero e mi auguro che il futuro ministro sia un tecnico che possa partire subito nel modo giusto. Chiunque sarà il prossimo premier, sceglierà benissimo».

Intanto, in politica è già sceso un collega di Bassetti: si tratta di Andrea Crisanti, candidato con il Pd. Proprio Crisanti ha auspicato che l'infettivologo genovese possa fare il ministro della Salute. «Ringrazio il collega Crisanti, mi fa molto piacere ciò che ha detto. Gli auguro di essere eletto e di portare anche il mondo scientifico e sanitario in Parlamento» – la replica di Matteo Bassetti – «Abbiamo avuto visioni anche molto diverse, ma non è mai mancato il rispetto reciproco tra colleghi. Abbiamo avuto idee diverse su molti punti, anche se devo dire che poi alla fine era più lui sulle posizioni del sottoscritto che viceversa. L'ho sempre apprezzato perché ha sempre detto quello che pensava. È un uomo libero».