Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha sottolineato l’urgenza di sostenere le imprese europee, ribadendo l’importanza di garantire la competitività industriale del continente. Le sue dichiarazioni sono arrivate durante i Premi Leonardo, in un momento caratterizzato da notevoli difficoltà economiche e tensioni geopolitiche.
Il quadro attuale è segnato dall’aumento dei costi energetici e dalla pressione crescente delle concorrenti internazionali, con un particolare focus sul possibile riutilizzo del gas russo, ipotesi avanzata dall’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi. Orsini preferisce non esprimersi direttamente sulla questione, ma invita ad adottare un approccio pragmatico, valutando ogni scelta in base alle conseguenze reali per le imprese e l’economia europea.
Al centro dell’intervento c’è la preoccupazione per una possibile deindustrializzazione dell’Europa, un fenomeno che secondo il presidente di Confindustria è già in atto e rischia di peggiorare senza interventi tempestivi. Il dato sull’export cinese, che segna un aumento del 30% verso il mercato europeo, viene indicato come un fattore che contribuisce alla perdita di posti di lavoro, con un milione di disoccupati collegati direttamente a questa dinamica commerciale.
Questa situazione mette a rischio la competitività e la capacità occupazionale del sistema produttivo europeo, spingendo Confindustria a chiedere una revisione urgente delle strategie economiche e industriali a livello comunitario.
Tra le critiche più forti c’è quella rivolta al sistema ETS, concepito per finalità ambientali ma ritenuto troppo oneroso per le imprese in questa fase delicata. La richiesta è di sospendere immediatamente, anche se temporaneamente, il meccanismo. Orsini spiega che, nonostante la necessità di una rimodulazione, l’Europa non è attualmente in grado di agire rapidamente, rendendo indispensabile uno stop per guadagnare tempo.
L’idea proposta prevede una sospensione del sistema ETS, seguita da un suo ricalibro e una successiva reintroduzione in modo che sia compatibile con le esigenze produttive. Questa posizione riapre il dibattito tra transizione ecologica e sostenibilità economica, due obiettivi sempre più spesso in contrasto nel contesto europeo.
