Allarme epatite A a Napoli: cresce la preoccupazione News

Allarme epatite A a Napoli: cresce la preoccupazione

A Napoli e nelle zone limitrofe, l'epidemia di epatite A continua a espandersi, con un crescente stato di allerta da parte delle autorità sanitarie e una palpabile preoccupazione tra la popolazione e gli operatori del settore alimentare, in particolare quelli legati ai prodotti ittici. Finora, i casi confermati sono quasi 200, ma gli esperti ritengono che il numero possa essere sottostimato a causa dei lunghi tempi di incubazione del virus, suggerendo che il bilancio potrebbe peggiorare nei prossimi giorni. L'origine e il meccanismo di trasmissione dell'epidemia sono ancora oggetto di indagine.

Secondo gli specialisti, il virus dell'epatite A, noto come Hav, si trasmette attraverso la via oro-fecale. Il virus è presente in grandi quantità nelle feci delle persone infette e può contaminare gli alimenti in caso di esposizione a contaminazioni ambientali. Molluschi bivalvi, bacche di bosco e verdure crude irrigate con acqua non potabile sono tra i possibili vettori. Tuttavia, nell'area di Napoli, l'attenzione si è concentrata principalmente sui molluschi, identificati come i principali veicoli del contagio.

Epatite A a Napoli e provincia, com'è iniziata l'epidemia

I molluschi bivalvi, come cozze e ostriche, sono particolarmente vulnerabili a causa della loro capacità di filtrare grandi quantità d'acqua, il che li rende indicatori della salute marina. Le indagini si sono concentrate su cozze e ostriche, dove sono stati trovati riscontri concreti di contaminazione. Le prime tracce del virus risalgono alla fine di gennaio 2026, quando in alcuni stabilimenti dell'area flegrea sono stati rilevati mitili contaminati. Dei 150 campioni esaminati, 8 sono risultati positivi all'Hav.

Una delle ipotesi in esame per spiegare la fonte di contaminazione riguarda le cosiddette scolmate, ovvero lo scarico di acque fecali non trattate direttamente in mare, potenzialmente dovuto a piogge intense o guasti. Le autorità sanitarie stanno investigando questa possibilità per confermare l'origine dell'epidemia. Nel frattempo, è stato chiarito che l'acqua potabile è sicura e non contiene tracce del virus.

La situazione è diventata particolarmente critica a febbraio, quando i casi hanno iniziato a manifestarsi nelle strutture ospedaliere, segnalando l'entrata in fase acuta dell'epidemia. Il 19 febbraio, è stato emesso un divieto di raccolta di molluschi nell'area di Bacoli, seguito da un piano di emergenza regionale che includeva controlli intensivi. La situazione ha avuto un impatto significativo non solo sulla salute pubblica ma anche sull'economia locale, particolarmente legata al consumo di pesce.

Nel tentativo di contenere l'epidemia, la Regione Campania ha iniziato a distribuire vaccini gratuiti, soprattutto alle categorie più a rischio. Questa misura si aggiunge agli sforzi continui per gestire l'aumento dei casi e per comunicare efficacemente con il pubblico, evitando allarmismi e mantenendo la calma tra i cittadini.

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